Gli serviva un'opera da compiere. Come quella di Pol Colleen.
Oltre all'aria, all'acqua e a tutto il resto, gli serviva un'opera, un lavoro, qualcosa che lo impegnasse sul serio. Creò quindi una tavolozza in un angolo della grotta e ci mise sopra una manciatina di muffa sottratta al suo pasto. E, a partire da quel giorno, Tobia si consacrò al suo lavoro.
Aveva deciso di dipingere su tutte le pareti della grotta il mondo che conosceva.
Dipinse l'albero.
Il dipinto si sviluppava come un grande rosone intorno all'orchidea. C'erano decine di scene, di paesaggi, di ritratti che si intrecciavano e si sovrapponevano. Non c'era una vera geografia, come in una mappa, perché in quella grande immagine dominava la geografia immaginaria di Tobia.
Quando dipingeva l'albero, Tobia dipingeva se stesso, immerso nella grande vetrata dei propri ricordi. Avvicinandosi all'opera si vedevano numerosi personaggi, conosciuti e sconosciuti, insetti reali o sognati. Si riconoscevano il piccolo Nils e suo padre, si vedevano Sim, Maia e tutti gli altri, con Rolok a cavallo di una lumaca e le sorelle Asseldor, vestite di bianco, che uscivano dallo stagno delle Signore. Si poteva vedere la grande sala del Consiglio, brulicante di gente come il cratere affollata di punteruoli in giacca e cravatta. C'erano boschi e foreste, rami in piena luce e rami in ombra, e c'erano Torn e Limaz vestiti da mungitori di larve, e la larva in questione somigliava stranamente a Jo Mitch... In angolo c'era un ritrattO di Leo Blue, raffigutato con due facce diverse, una sorridente e l'altra contratta in una smorfia. Più in alto si stendevano bellissimi paesaggi, dipinti con precisione, con una perfetta riproduzione della vecchia casa dei Lolness, Le Sfronde, circondata dal suo giardino, con il piccolo ramo cavo sul fondo. Un giorno dopo l'altro, il dipinto si estese su tutte le pareti della grotta, tracciato con due soli colori, il rosso della muffa e il nero del carbone. Quando aveva terminato una parte dell'opera, Tobia la passava tutta con la fiamma della torcia per evitare che la muffa, riproducendosi, facesse sbavare il tratto del disegno.
A seconda di ciò che dipingeva, Tobia visse giorni lieti e giorni tristi. Di notte, dormendo, Tobia non sognava mai. I suoi sogni erano tutti sui muri, illuminati dal bagliore del fuoco. Ci fu una scena che il ragazzino disegnò tra le lacrime.
scheggia da Tobia. Un millimetro e mezzo di coraggio, di Timothee De Fombelle, San Paolo, 2008, pag 198 - 200
suggerita da Chiara, seconda media di Sesto Imolese