
Michael si trasferisce con la sua famiglia in un'altra città ed è molto solo. Inoltre i suoi genitori gli dedicano poche attenzioni, presi come sono dalla grave malattia della sorellina neonata.
Michael trova allora un modo per passare il tempo: curiosare nel capanno in fondo al giardino di casa anche se suo padre si era raccomandato di non entrare perché era una struttura pericolante. In quel luogo tutto impolverato, pieno di ragnatele, trova un uomo dall'aspetto orribile, bianco come il gesso, magro. Subito Michael pensa sia un barbone però non lo caccia, anzi lo vuole aiutare. L'uomo subito rifiuta un giorno però accetta di farsi portare del 27-53 ovvero cibo cinese, una birra scura e un'aspirina. Michael nel frattempo fa amicizia con Mina, una ragazzina sua vicina di casa, che ha una gran passione per i volatili e un giorno le confida il suo segreto. Mina quando conosce l'uomo nota delle sporgenze dietro la schiena e incuriosita lo porta, aiutata da Michael, nella casa disabitata di suo nonno. L’uomo a quel punto rivela il suo nome ai bambini: SKELLIG. È indolenzito, non riesce a camminare e si lascia condurre dai due ragazzi nella soffitta dell'appartamento. Quando gli tolgono la giacca, notano subito delle ali, gliele stendono, le aprono. Loro sapevano che Skellig non era una persona qualunque! L'uomo comincia a prendere colore, è più forte e, come ringraziamento verso i ragazzi, va in ospedale dalla bambina, la prende in braccio e cominciano a volteggiare nell'aria. Skellig a quel punto se ne va, lasciando tre "boli" cioè quello che sputano i gufi dopo aver mangiato. Uno per Michael, uno per Mina e uno per la neonata che verrà chiamata semplicemente "Joe"!
David Almond, Skellig, Salani, 2009
Letto per Fuorilegge da Aurora
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