Le lettere del sabato
Una memoria da Emanuele, Avamposto Le vedette, Piacenza
- Papà, io l’ho mai visto un ebreo? – domandò Peter scivolando nella stanza. Pensava di no. Spesso se n’era dispiaciuto.
A scuola i bambini si divertivano a prendere in giro gli ebrei. Una volta la maestra li aveva disegnati sulla lavagna; avevano la testa tonda e il naso che sembrava un cavatappi. Aveva insegnato alla classe una poesiola sul mai fidarsi di un ebreo. A Peter sarebbe piaciuto molto vedere uno di quegli ometti grassi e col naso strano che cercavano di impadronirsi del mondo intero, gli avrebbe mostrato volentieri la lingua.
Le lettere del sabato, di Irene Dische, Feltrinelli Kids, pp. 45-46, p. 91
Laszlo è il padre di Peter, un bambino ebreo che, a causa delle leggi razziali, deve lasciare Berlino, dove viveva felice, per trasferirsi in Ungheria nella casa del nonno.
Ogni sabato arrivano delle lettere scritte dal padre che fanno sognare Peter.
Un giorno però Peter scopre una terribile verità: suo padre è morto, ucciso dai soldati tedeschi… Da chi arrivano allora le lettere che riceve ogni settimana?
Spesso mi chiedo: quanti danni ha procurato la II Guerra Mondiale? Quanti morti hanno causato le idee di Hitler? Tantissime persone sono state strappate alle proprie famiglie e rinchiuse in campi di concentramento dove hanno perso tutto: la propria dignità e la vita stessa.
Un libro da leggere, pagine su cui riflettere.
Leggi l'antologia dei 90 giorni di Memoria Fuorilegge e aggiungi le tue memorie di lettura.
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