Il bambino Oceano, di Claude Mourlevat, Rizzoli, 2009, pag.140
Francia, una fattoria isolata nella campagna, una famiglia numerosa: un padre e una madre che dispensano più botte che cibo, tre coppie di gemelli dai quattordici agli undici anni e un settimo bambino, Yann, il più piccolo e non solo di età. Yann, una notte, sveglia i fratelli e li convince a fuggire perché ha sentito dai genitori che qualcosa di terribile sta per accadere. Il fratellino minore, che sa esprimersi solo a gesti, diventa la guida dei più grandi e li condurrà in una disperata fuga lontano dal male. Fuggire dove? A ovest! Fino all’oceano, a quella grande distesa blu che nessuno dei ragazzi Doutreleau ha mai visto. Allora la fuga e il viaggio si intrecciano e il sogno di quel grande mare li aiuta ad attraversare tutte le fatiche di un lungo spostamento. A piedi, in autostop, in treno, pieni di freddo, sporchi, impauriti e affamati. E il momento della felicità più assoluta li vedrà seduti, tutti e sette, sulla sabbia a guardare l’orizzonte. Il bambino oceano è un romanzo a più voci, quelle dei protagonisti e quelle di tutte le persone che i fratelli Doutreleau incontrano nel loro viaggio. Il camionista, la panettiera, il droghiere, la studentessa, il gendarme: saranno questi e altri personaggi, con la loro testimonianza, a costruire la storia, a fornire dettagli per ricomporre il mosaico. |