Il bambino oceano
Racconto di Nathalie Josse, trentadue anni, assistente sociale
Sono tra le ultime persone ad aver visto vivo Yann Doutreleau. Almeno credo. Era in macchina, posato accanto a me. Dico bene “posato”, non seduto. Le sue gambe troppo corte erano stese sul sedile e puntavano avanti, rigide come bastoni…Quanto poteva essere alto? Ottanta centimetri? Novanta? Comunque era alto appena quanto un bimbo di due anni. E invece ne aveva dieci. Yann era una miniatura.
Già dalle prime righe Il bambino Oceano ti prende e ti avvolge con la sua storia. Lo capisci subito dalle parole dell’assistente sociale, la prima voce narrante, che succederà qualcosa di grave, che il piccolo Yann non tornerà più a casa. E la tentazione di correre all’ultima pagina per scoprire che cosa gli succederà è davvero forte.
Poi però senti che così rovineresti tutto, che devi avere la pazienza di legare e ascoltare, una dopo l’altra, le parole delle persone che raccontano. Sì perché Il bambino Oceano è un romanzo a più voci, quelle dei protagonisti e quelle di tutte le persone che i fratelli Doutreleau incontrano nel loro viaggio. Il camionista, la panettiera, il droghiere, la studentessa, il gendarme: saranno questi e altri personaggi, con la loro testimonianza, a costruire la storia, a fornire dettagli per ricomporre il mosaico.
Francia, una fattoria isolata nella campagna, una famiglia numerosa: un padre e una madre che dispensano più botte che cibo, tre coppie di gemelli dai quattordici agli undici anni e un settimo bambino, Yann, il più piccolo e non solo di età. Così minuto che può essere nascosto in una borsa. L’ultimo, il più piccolo ma il più intelligente. Non si può non pensare a Pollicino e, come il protagonista della fiaba, Yann una notte sveglia i fratelli e li convince a fuggire perché ha sentito dai genitori che qualcosa di terribile sta per accadere. Il fratellino minore, che sa esprimersi solo a gesti, diventa, quella notte, la guida dei più grandi e li condurrà in una disperata fuga lontano dal male. Fuggire dove? A ovest! Fino all’oceano, a quella grande distesa blu che nessuno dei ragazzi Doutreleau ha mai visto. Allora la fuga e il viaggio si intrecciano e il sogno di quel grande mare, che prima o poi troveranno, li aiuta ad attraversare tutte le fatiche di un lungo spostamento. A piedi, in autostop, in treno, bagnati fradici, pieni di freddo, sporchi, impauriti e affamati. E il momento della felicità più assoluta li vedrà seduti, tutti e sette, sulla sabbia a guardare l’orizzonte.
Allora ho già svelato il lieto fine? Se sia lieto oppure no solo tu che leggi potrai dirlo.
Una storia bella davvero, in cui si incontra un amore fraterno d’altri tempi e il valore dei sogni che sono più forti di qualunque sfida.
Il bambino oceano, di Jean-Claude Mourlevat, Rizzoli, 2009, pp. 140, ISBN 978-88-17-03387-9
Da 10/11 anni