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Storia di Ismael

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Ho sempre avuto un rapporto speciale con mio padre e l'ho molto amato, eppure mi sono sempre sentito molto più figlio delle sabbie che del mare.
Ma al mare era legato il mio destino, evidentemente. L'ho dovuto attraversare e con lui ho attraversato la morte e ne sono ritornato.
Questo vi voglio raccontare. pag 10 ed è questo che Ismael, protagonista e narratore, un po' berbero un po' beduino, un po' figlio del mare un po' figlio delle sabbie, ci racconta. Ci racconta del suo viaggio per mare, non cercato, non voluto, nemmeno desiderato alla ricerca di un possibile futuro. Già, perché Ismael non avrebbe mai immaginato di poter abbandonare il suo mare per raggiungere le coste francesi o della Talia. Tutt'al più, avrebbe desiderato andare verso le sabbie, verso i luoghi di cui tanto la mamma gli aveva raccontato, quelle sabbie che custodiscono segreti e personaggi misteriosi.
Ismael diventa pescatore all'età di nove anni ed incomincia a solcare il mare insieme al padre e a Youssuf.
All'inizio non va male, il mare è pescoso, benché a volte bisogna allontanarsi molto dalla costa e passare molto tempo al largo. Nonostante ciò, si riesce a vivere bene, il pesce è abbastanza abbondante, viene acquistato da Yves, vecchio ristoratore francese e fedele cliente di Ismael e del padre e da un gruppo di donne.
Purtroppo qualcosa succede, qualcosa di molto grave. L'equilibrio che, per tantissimi anni, ha permesso a moltissime pescatori di abitare sul mare e vivere di pesca si rompe. Il mare si trasforma, il mare si ammala e con esso i pesci e le alghe incominciano ad infestarlo.
Ma come è possibile? cosa sta accadendo? tutti se lo chiedono e nessuno sa rispondere.

"Sono state le ciminiere" disse mia madre
"Le ciminiere" ripeté mio padre.
Ci pensò tutta la notte ma non riuscì a capire. Le ciminiere non stavano nel mare; le ciminiere non producevano pesce malato, alghe infette, bolle di acido ustionante; le ciminiere appartenevano ad un altro mondo non al suo.
p.26

Con il mare cambia anche la vita di Ismael e della gente del suo villaggio. La pesca diventa sempre più difficile, il pesce è sempre più ammalato e pericoloso per la salute degli abitanti del villaggio e la pesca diventa sempre più pericolosa, poiché bisogna spingersi sempre più lontano per poter sperare di pescare qualcosa, qualcosa che non sia inquinato e così aumentano i rischi di tempeste, di mareggiate tanto che il padre di Ismael e Yossuf non faranno più ritorno.

Andai a parlare con Yves, all'emporio, vincendo il mio mutismo e la mia timidezza. Lui mostrò le ceste con le carrube avvizzite, i sacchi di spezie che perdevano il profumo, le farine infiorate di muffe, le quattro merci allineate sugli scaffali, il vago sentore di chiuso e di abbandono del suo negozio. Non c'era lavoro per un'altra persona.
Andai dall'egiziano. Si tolse il fez in segno di rispetto e mi disse il suo dolore per la scomparsa di mio padre.
"Imparerò" gli dissi. "Diventerò un bravo cameriere."
Sospirò, si versò un bicchierino di acquavite. Sulla terrazza bagnata e cigolante della sala da pranzo le solite tre coppie straniere mangiavano in silenzio con il tovagliolo legato al collo.
"Va in Francia" mi disse "o in Italia."
"Di là dal mare?"
"Sì."
"Come ci vado?"
"C'è chi ti porta."
"Cosa farò?"
"Quello che Dio vorrà. Il pescatore, forse. O ti prenderanno in una fabbrica. Avrai una tuta e un mestiere."
"Cos'è una fabbrica?"
"Le ciminiere" disse lui "quelle sono una fabbrica."
"Non voglio."
Quella notte pensai molto. Pensai al villaggio, alla solitudine, a una fabbrica come quella che aveva ucciso il mare e mio padre, a un altro paese, ad altra gente. p.38-38

Ismael, 14 anni, parte, alla ricerca di futuro, affronterà il mare, conoscerà il mondo responsabile della morte del suo mondo, il mondo delle ciminiere, il mondo che divide gli uomini in due: clandestini e non clandestini. Ismael non capisce il perché, la ragione per cui viene definito clandestino e non capisce nemmeno cosa significa essere clandestino. Ismael affronterà la morte, per miracolo sopravviverà, conoscerà la reclusione in Talia, in un centro di raccolta dei clandestini e vivrà l'umiliazione del ritorno al villaggio, un ritorno carico di fallimento e tristezza.

Un libro intenso, drammatico in alcuni momenti, necessario, utile per osservare il mondo attraverso gli occhi di Ismael, uno dei tantissimi ragazzi in cerca di un futuro possibile.

a partire dagli 11 anni.

Francesco D'Adamo, Storia di Ismael, De Agostini, 2009, pag 159