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Io e Zora

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Una normale storia di scuola. Una classe come tante altre, a Torino: compagni simpatici, altri meno, quelli che vogliono fare i primi della classe e quelli che vogliono stare al loro posto, senza strafare, come Silvia. Anzi, a Silvia non piacciono  le persone troppo efficienti, perché perdono il bello della vita, perché non hanno tempo per guardarsi attorno e per improvvisare.


Alla classe di Silvia è toccata la professoressa Guidoni, “è davvero una grande, la Guidoni: si fida di noi e ha la pazienza di una santa”. Ma è  una prof efficiente, che non improvvisa mai, che sa sempre perfettamente cosa deve fare, tanto più se, nella sua classe, deve arrivare una ragazza nuova, dalla Tunisia. E tutti, in poco tempo, sono stati preparati sulla Tunisia, così da potere accogliere bene la nuova compagna, Zora, una ragazzina berbera.
Dagli insegnanti ai compagni di classe, tutti si danno da fare per aiutare Zora: c’è chi traduce dal francese, c’è chi organizza una festa di benvenuto, c’è chi dà lezioni supplementari. Tutti, tranne Silvia. O meglio così sembra. Una serie di sfortunate circostanze, di battute dette al momento sbagliato, di frasi scribacchiate contro Zora, lentamente ma inesorabilmente, fanno sì che la brava e amichevole Silvia un po’ alla volta stia diventando insopportabilmente antipatica.

(...) Ormai ho perso il filo dei motivi dell’ostilità che serpeggia in classe contro di me. Mi chiedo se sia io a fare le cose più grandi di quelle che sono … fatto sta che nessuno mi rivolge la parola o quasi. p. 56

E quando, in classe, Silvia osa dire che la storia della Tunisia ha stancato, succede il pandemonio
Tutti urlano. Andrea sventola per aria il mio foglio con aria trionfale. Dice che l’hanno letto tutti. Che lui non ha detto niente alla Guidoni, perché non è una spia , ma che si vergogna si stare in classe con una come me, una sporca razzista … (...) Io ammutolisco e sto seduta rigida al mio posto.(...) Gli piace da morire fare il capopolo e i miei compagni sono degli stupidi pecoroni, perché sono sicura che anche a loro tutte le attenzioni nei confronti di Zora stanno francamente sull’anima.
Al diavolo. Guardala lì con la sua aria impassibile, come se non capisse che il casino è scoppiato per colpa sua.
p. 59

Antipatie, simpatie, incomprensioni e litigi. Un crescendo di difficoltà per Silvia, fino a quando sarà accusata di un ennesimo scherzo ai danni di Zora. Ma stavolta non è stata lei. È stato qualcun altro e sarà  proprio Zora, in lacrime, a tirarla fuori dai guai.

Una storia che potrebbe non aver nulla di straordinario, se non che dopo tanto impegno a mettere insieme i ragazzi, una piccola frase di Zora sposta l’attenzione su un avvenimento molto più grande e molto più serio. Non si tratta più di scherzi, di incomprensioni o di amicizie perdute: Zora, 13 anni, deve tornare in Tunisia a sposarsi.

Il pomeriggio finiamo le prove dello spettacolo. Sfiniti e soddisfatti, ci stravacchiamo sui divani a riposarci e Zora ci confida che deve sposare il capo-villaggio, che il matrimonio è stato deciso dalle famiglie e che lei è venuta a Torino perché la mamma è in ospedale per una malattia che ha preso in Tanzania, dove ha accompagnato il padre in una missione diplomatica.
Dice tutto questo d’un fiato. Come chi ha tenuto un segreto per troppo tempo e non ce la fa più.
Rimaniamo di stucco.
p.166

E rimaniamo di stucco anche noi lettori. Quella che poteva essere una “normale” storia di scuola, di una qualsiasi classe italiana, di un qualsiasi paese o città dove è normale che arrivino bambini, ragazze e ragazzi da tutte i paesi del mondo, svolta verso una direzione drammaticamente seria. E poco dopo Zora dirà “io non voglio sposare nessuno. Io giovane, voglio studiare e stare qui” una frase semplice che ci costringe a fermare la lettura, a porci nuovi interrogativi, a guardare con maggiore rispetto e attenzione i nuovi compagni di classe.

Eppure Io e Zora resta soprattutto una storia di scuola, di ragazze e di ragazzi in crescita e per questo Sofia Gallo è stata molto brava a scrivere un romanzo che affronta le questioni brucianti dell’immigrazione e dell'integrazione, del confronto tra le culture e della scoperta dell’altro senza essere pedanti. Talvolta gli scrittori italiani diventano noiosi quando vogliono affrontare le tematiche sociali. Sofia Gallo con questo libro non vuole “insegnare” nulla, scrive senza dichiarare intenti pedagogici, però ci invita ad aprire bene gli occhi, a cogliere le tante sfaccettature della nuova vita degli studenti stranieri in Italia, ci invita a non accontentarci di generalizzazioni o di luoghi comuni neppure a “fin di bene”.
Forse, come Silvia, anche noi possiamo veramente diventare veramente amici di Zora.


Io e Zora, di Sofia Gallo, Giunti, 2008, 174 p.

dai 11 anni






 
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