Quando nel mio paese crescevano gli aranci
Una sottile linea verde divideva la città di Beirut in Libano, una piccola nazione in Medio Oriente, a Nord di Israele. Era una linea verde invisibile che non si vedeva, ma esisteva. Trent’anni fa …Ayesha, una bambina di 10 anni, sa che non si può attraversare, sa – come tutti gli abitanti di Beirut - che si può stare o di qua o di la, da una parte ci sono gli sciti, le persone di origine araba o palestinese, dall’altra parte ci sono tutti gli altri, i cristiani e i maroniti. Nella città distrutta e bombardata non è facile riconoscere le strade di una volta, è facile perdersi, bisogna stare attenti e non finire tra le mani di soldati nemici.
Ma Ayesha deve attraversare quella linea verde, perché dall’altra parte c’è una vecchia amica , la dottoressa Leila, che ha le medicine che potranno salvare sua nonna malata.
Nella città di Beirut divisa e martoriata, parlano tutti la stessa lingua, solo l’accento li distingue, la parlata del sud e quella della città; le due parti in guerra si riconoscono dalle bandiere sulle camionette: un cedro rosso su sfondo bianco per gli uni, una bandiera verde e nera per gli altri.
Al di là della sottile linea verde Ayesha, però, incontra i soldati “sbagliati”, quelli del cedro e può salvarsi solo fingendo di essere muta, ripetendo i gesti dell’alfabeto dei muti che ha imparato dalla sua amica Samar. Incontra chi è ancora disposta ad aiutarla, rischiando la vita; incontra chi non fa nulla per nascondere il suo odio contro la “piccola mendicante scita e i suoi fratelli assassini”. E riuscirà a tornare al di qua della sottile linea verde, a portare la preziosa e indispensabile medicina a sua nonna.
Allah u kbar, Dio è grande – dirà la vecchia donna.
La storia di Ayesha e di Samar, della dottoressa Leila e di Bashir è ambientata nella Beirut di oltre trent’anni fa. È scritta da Elizabeth Laird, una scrittrice di origine neozelandese, che viveva a Beirut ai tempi della guerra civile e della invasione israeliana nel sud del Libano.
Una piccola storia che racconta quanto sia difficile capire le vere ragioni di una guerra, di quanto siano capaci di odiarsi e combattersi con ferocia persone che fino al giorno prima compravano la frutta nello stesso negozio, di come gli stessi uomini possano essere generosi e affettuosi, immediatamente dopo capaci di violenza e efferatezze.
Una piccola storia che può aiutarci a non credere che bombardamenti, invasioni e guerre servano a qualcosa. Una piccola storia per non abituarci all’insensibilità.
Cosa succede oggi in Medio Oriente, a Gaza
Altri libri dell'autrice
Un piccolo pezzo di terra, Feltrinelli kid, 2004
Karim Aboudi ha dodici anni e vive a Ramallah, in Palestina. La città è occupata dai soldati israeliani che hanno imposto il coprifuoco, la sua scuola è distrutta dai carri armati, la fattoria dei suoi genitori occupata dagli invasori. Karim sogna di inventare un acido che sciolga i carri armati del nemico. Ma lui e i suoi amici hanno sogni da ragazzini e vorrebbero trovare un pezzo di terra al riparo dai soldati israeliani dove giocare a pallone. Coinvolti nell'Intifada, protagonisti di una realtà inimmaginabile, Karim e i suoi amici diventano grandi confrontandosi con la rabbia, l'odio, l'umiliazione a cui oppongono l'amicizia, il coraggio e la dignità. (da Ibs)
La patria impossibile, EL, 1994
Tara, quattordicenne costretta a fuggire con la famiglia dall'Iraq di Saddam Hussein. Tara e i suoi vengono quindi rinchiusi in un campo profughi iraniano e tentano infine di ricostruirsi una nuova, difficilissima vita come rifugiati politici nella lontana e misteriosa Londra. La prima parte del romanzo è condotta come un avvincente racconto d'avventura, con fughe notturne, guerriglieri, travestimenti e tutto ciò che si potrebbe trovare in un testo di pura fiction; ma è l'ultima parte, quella a Londra, che forse può destare il maggiore interesse. (Da Ibs)