Immagina di essere in una sala piena, duecento, trecento ragazzi e ragazze. E, anche se è dicembre, non è il film di Natale. Niente schiamazzi, niente risate fesse, niente popcorn che fanno pop, niente coca che fa frizz, niente patatine che fanno croc. Solo silenzio. Due, trecento e quel silenzio. Immagina che la persona di fianco a te sussulti, trepidi, poi pianga. Grossi lacrimoni che finiscono nel fazzoletto, anche il naso nel fazzoletto, occhi e naso alleati a commuoversi. Immagina l'applauso che si scatena ripetuto alla fine quando il film, come in una poesia di Piumini, sembra finire e non finisce mai, e l'acqua a onde muore... non muore mai... muore... non muore mai... e anche il film finisce... non finisce mai... finisce... non finisce mai... e ad ogni fine un poco d'applauso si mescola alle lacrime... applauso... non muore mai... applauso... non muore mai... poi muore davvero, il film, si accendono le luci, si nascondono le lacrime e l'applauso si fa pieno, forte, tonificante.
Siamo a Torino, al cinema Massimo, al festival sottodiciotto. In sala si proietta la storia di Max e Kevin, che da soli sono mezzecalzette, ma insieme fanno molto più di uno: fanno Freak The Mighty, Storpio il Potente (senza la e di congiunzione, non ce n'è bisogno: sono uno). Freak, Storpio nel film, è Kevin, piccolo genio compresso in un corpo che non funziona bene e non cresce abbastanza, affetto com'è da una sindrome rara e spietata. Max è l'inverso: grande e grosso, ma cervello poco. Niente, anzi, secondo lui. Insieme, però, sono tutt'altro, specie dopo che Max, alla festa del 4 luglio, fa qualcosa senza pensare: «io mi chino senza pensare e tiro su Freak e me lo metto sulle spalle». Le cose migliori si fanno sempre senza pensare. «Ed è così che è cominiciata, davvero, come siamo diventati Freak the Mighty, pronto a far strage di draghi e di sciocchi camminando alto sul mondo».
Le citazioni sono prese dal romanzo di Rodman Philbrick, Basta guardare il cielo, edito da Rizzoli. Il film ha lo stesso titolo ed è diretto da Peter Chelsom e interpretato da una serie di attori importanti e bravi, prima fra tutte Sharon Stone.
Di draghi e di sciocchi Max e Kevin ne incontrano tanti sulla loro strada. Per primo Blade e la sua banda di bulli della scuola. Ma più drago di tutti è certamente Killer Kane, il padre di Max, in prigione per aver ucciso la moglie e madre di Max, ma presto rilasciato in libertà vigilata. «Sono come lui!» grida disperato Max, ma non è come lui e quando lui arriverà e lo rapirà per portarlo con sé, Max potrà dimostrarlo a tutti, anche con l'aiuto inaspettato e un po' esilarante di Freak-Kevin.
Ma c'è un drago più drago di tutti: la malattia di Kevin. Lì non basta l'amore della Fata Gwen, la madre di Kevin, non basta l'amicizia gigantesca di Max: quel drago Kevin lo deve affrontare. Da solo.
E se il finale vi sembra triste, avete sbagliato film e libro e allora vi lasciamo anche noi, come il film e il libro con il consiglio che Loretta Lee (una preziosa malcapitata nella storia) regala a Max: «Che cosa fai in questi giorni?» «Niente.» Mi dà una lunga occhiata e dice: «Niente è una gran palla ragazzo, pensaci».
Ecco, pensateci anche voi e invece di far niente cercate questo film: non nelle sale (è del 1998) ma in videoteca. Si trova facilmente ed è bello, molto bello. Fazzoletti a fianco, per favore.
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