War Horse
Una memoria della Prima Guerra Mondiale, da Eros Miari
Per qualche istante avanzammo al trotto, come avevamo fatto durante le esercitazioni.
Nell’inquietante silenzio della terra di nessuno si sentiva solo il tintinnio dei finimenti e lo sbuffare dei cavalli. Aggirammo i crateri mantenendo la formazione il più possibile. Davanti a noi sulla cima di una piccola collina si ergevano i resti di un boschetto e poco sotto un orribile rotolo di filo spinato arrugginito si estendeva lungo l’orizzonte fino a dove l’occhio riusciva ad arrivare.
«Filo spinato» sentii dire al Soldato Warren tra i denti. «Oh, Dio, Joey, dicevano che il filo spinato era stato eliminato, dicevano che se la sarebbero vista i cannoni col filo spinato. Oh, mio Dio!»
Eravamo al piccolo galoppo, adesso, e ancora non si udiva nessun suono e non c’era traccia del nemico. I soldati gridavano contro un avversario invisibile, chini sul collo dei cavalli, le spade tese in avanti. Mi lanciai al galoppo per tenere dietro a Topthorn e fu allora che le prime granate caddero in mezzo a noi e le mitragliatrici aprirono il fuoco. La battaglia era cominciata. Tutto intorno a me gli uomini urlavano e cadevano a terra, i cavalli arretravano e lanciavano strazianti grida di paura e dolore. Il suolo eruttava in continuazione, scaraventando in aria cavalli e uomini. Le bombe fischiavano e ruggivano sopra le nostre teste, e ogni esplosione aveva l’effetto di un terremoto. Eppure lo squadrone avanzava inesorabile al galoppo in quell’inferno, puntando al reticolato di filo spinato in cima alla collina e io galoppavo con gli altri.
(…) Alcuni cavalli ci finirono sopra prima ancora di essere fermati e rimasero impigliati, con i cavalieri che tentavano disperatamente di liberarli. Vidi un soldato smontare quando si rese conto che il suo cavallo era rimasto intrappolato. Estrasse il fucile e gli sparò prima di crollare a sua volta sul filo spinato.
(…) Ci trovammo circondati da un’intera compagnia di soldati, i fucili puntati contro di noi. (…) Mi guardai attorno alla ricerca del resto dello squadrone e mi accorsi che eravamo soli. Alle nostre spalle i cavalli, tutto ciò che restava di un valoroso squadrone di cavalleria, fuggivano al galoppo verso le nostre trincee e la collina era disseminata di morti e feriti.
«Getta la spada, Soldato Warren» disse il Capitano Stewart, sporgendosi sulla sella e lasciando cadere a terra la sua. «Ci sono state fin troppe morti inutili oggi. Non ha senso aggiungerne altre.» (…) Guardammo indietro, verso il campo di battaglia. Alcuni cavalli lottavano ancora nel filo spinato; per porre fine alle loro sofferenze furono abbattuti l’uno dopo l’altro (…).
«Che spreco» disse il Capitano. «Che orribile spreco. Adesso forse si renderanno conto che non si possono mandare i cavalli contro il filo spinato e le mitragliatrici. Forse adesso ci ripenseranno.»
Michael Morpurgo, War Horse, Rizzoli, 2012, pp. 71-72
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