Sono figlia dell’Olocausto
Una memoria da Davide Pace
Nel 2002 mio madre e mio fratello Michael decisero di unirsi a un viaggio organizzato per tornare nella terra santa, ad Auschwitz.
Ogni anno diversi gruppi si recano a visitare i luoghi principali: Treblinka, Majdanek, Mauthausen, Auschwitz, sinagoghe rimaste, cimiteri. Siamo stati tutti molti fieri di mia madre e della sua decisione di tornare.
Al loro arrivo ad Auschwitz fecero il giro del campo con una guida. Entrando in una baracca mia madre capì che era stata lì e riconobbe il suo tavolaccio. Lasciò che il gruppo continuasse senza di lei e rimase indietro da sola. Poi, quando raggiunse mio fratello e gli altri, un pullman li riportò in albergo e mia madre andò in camera sua. Quella sera, si sentì molto male. Mio fratello mi ha raccontato che era rimasto sconvolto nel vedere sua madre così fragile e si era reso conto che era stato uno sbaglio riportarla in quel luogo che le aveva causato tanto dolore. Ma il mattino seguente mia madre fu in grado di riprendere il viaggio, con interesse e vivacità. È una testimonianza vivente dello spirito di sopravvivenza dell’uomo.
Bernice Eisenstein, Sono figlia dell’Olocausto, Guanda, 2007, pp. 113-114
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