29 giugno 1942
Se rimarremo vivi, queste saranno altrettante ferite che dovremo portarci dentro per sempre. Eppure non riesco a trovare assurda la vita. E Dio non è nemmeno responsabile verso di noi per le assurdità che noi stessi commettiamo: i responsabili siamo noi! Sono già morta mille volte in mille campi di concentramento. So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto. (p. 134)
10 luglio 1942
Dovrei impugnare questa sottile penna stilografica come se fosse un martello e le mie parole dovrebbero essere come tante martellate, per raccontare il nostro destino e un pezzo di storia com’è ora e non è mai stata in passato – non in questa forma totalitaria, organizzata per grandi masse, estesa all’Europa intera. Dovrà pur sopravvivere qualcuno che lo possa fare. (pp. 162-163)
Diario 1941-1943, di Etty Hillesum, Adelphi, 2000
La volontà di registrare quello che sta succedendo agli ebrei di tutta Europa anima le intense pagine del diario di Etty Hillesum, che accetta di condividere la tragicità del destino del suo popolo, nella consapevolezza che la storia tutto può travolgere, ma nulla può fare per scalfire la nostra libertà interiore, la nostra spiritualità.
per conoscere Etty Hillesum: http://www.railibro.rai.it/recensioni.asp?id=363
Leggi l'antologia dei 90 giorni di Memoria Fuorilegge e aggiungi le tue memorie di lettura.
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