"Non c'è tempo per le chiacchiere" esordì Harold. "Venite"
Lo seguimmo tra due lunghi convogli merci. Eravamo quasi arrivati in fondo quando quello alla nostra destra iniziò a produrre un mormorio elettrico. Poi ci fu un suono metallico, e al locomotrice si avviò tirando i vagoni. Lentamente, il treno inizio a muoversi. "Presto! Salite su questo!" disse Harold, indicando un vagone con i portelloni aperti. Piccolo Joe prese le biciclette e le issò sul pianale. Gettammo dentro anche gli zaini. "Abbi cura di te, fratello." mi salutò Joe. "Tornate tutti interi." Ci abbracciammo, una cosa che non avevamo mai fatto prima, e capii che sarebbe stato mio amico per sempre. Saltai sul vagone e attesi il Ratto. Harold si tolse uno zainetto dalle spalle. Per un istante temetti che volesse venire con noi. "Cibo per il viaggio" spiegò, passandomelo. Avrei voluto dirgli qualcosa di gentile, ma non mi venivano le parole. “Mi riempi il cuore Harold” fece il Ratto. “Nessuna ragazza potrebbe avere un ragazzo migliore.” “Pensi ancora che ci sposeremo?” chiese lui. “Quando avremo sedici anni?” “Noi ci sposeremo, Harold. È il nostro destino.” Lo baciò sulla guancia e poi mi prese la mano. La tirai a bordo. Piccolo Joe e Harold seguirono il treno che accelerava. “Tenete i portelloni chiusi finché non sarete fuori città” disse Piccolo Joe. “Abbi cura di te, fratello!” E anche tu, Marie Claire!” Mio padre era morto. Stavo andando via di casa. Avevo appena detto addio ai miei migliori amici. Se prima ero triste, lo ero ancora di più in quel momento. (pp. 66_67)