"Forse il modo migliore per far sì che un segreto resti segreto è non dire nulla. Nemmeno al tuo migliore amico. Se non parli, non devi preoccuparti di dire la cosa sbagliata, o che una cosa giusta venga fraintesa. Era quello che aveva fatto Bran. Aveva smesso di parlare di Vivian. Vivian era diventata il silenzio. [...] Il silenzio di Branwell dopo quella telefonata al 911 non era soltanto di un cumulo enorme di cose non dette. Era qualcosa di completamente diverso.
Prima poteva parlare, ma sceglieva di non farlo. Ora avrebbe parlato, se avesse potuto, ma non poteva più. Qualcosa aveva provocato un tremendo cortocircuito. [...] Vivian ci aveva divisi ancora una volta. Guardai in basso, verso il fondo della voragine vuota e di colpo ebbi paura. Ero l'unico ponte che collegava Branwell con il mondo esterno, e questo mi metteva in una situazione di potere. Mi resi conto che avrei potuto distruggere il mio amico. Se quando Bran aveva ribaltato la sedia io l'avessi lasciato andare via, avrei spezzato il nostro ultimo legame. Per continuare ad essere il suo amico, il suo ponte verso il mondo esterno, dovevo credergli come avevo fatto il giorno della mia prima visita al Centro Comportamentale, prima ancora di conoscere il minimo dettaglio. Ora ero io che dovevo far calare il silenzio sui pensieri e sui sogni che mi aveva scatenato Vivian, e lasciarmi guidare dalle informazioni. RIUF: Il silenzio fa ai pensieri ciò che un ponte sospeso fa ai luoghi: li collega. Mi diedi quattro stelle."
scheggia da L'alfabeto del silenzio di Konigsburg, E.L.,, pag. 103-104 scelta per Fl da Mary, 3^E, Fiorano Modenese