A ripensarci non so quale sia stato per me il momento più emozionante: il sorgere del sole o quello che l'ha preceduto. Rimasi ferma vicino ad Archie, subito dietro la slitta di Betty Lou.
Era incredibile che tante persone riuscissero a mantenere un tale silenzio. Non era una semplice assenza di suono. Era una presenza. Un'attesa. Una riverenza. Avevamo tutti lo sguardo fisso sul telo scuro, il sipario nero che non si sarebbe sollevato ma sarebbe diventato esso stesso spettacolo. Non lo sentii arrivare. Un momento non c'era, e poi eccolo! Un lungo stelo luminoso, sottile quanto il polso di Dootsie, un fragile dono inviato dal sole che aveva compiuto un viaggio di milioni di chilometri per cadere sulla stoffa spessa e formarvi un perfetto circolo dorato. Sentii esclamazioni sommesse dietro di me e le lacrime che mi riempirono gli occhi offuscarono la visione. Qualcuno esclamò: – Ommioddio – Qualcun altro sussurrò: – Che bello! – Molti avrebbero potuto tendere una mano e toccarlo, ma nessuno lo fece.
La nascita del sole (e di Fuorilegge) nel giorno del solstizio d'inverno, il 21 dicembre, raccontato da Susan Caraway, alias Stargirl, in Per sempre Stargirl, di Jerry Spinelli, Mondadori 2008, pp. 288_289
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