Mi chiamo Blidfin ma puoi chiamarmi Bobo di Thorvaldur Thorsteinsson, Salani, 2009
Blidfinn cominciò sedendosi sul tumulo da mamma e papà.
«Ecco qua. Allora ci siamo. So che capite perfettamente il motivo per cui devo lasciarvi. Mi attende una missione, nel bosco. Mi sento di poter dire che è molto importante, forse anche pericolosa. Volevo solo chiedervi di tenermi d'occhio, se avete tempo. E con questo è tutto. Tanto tornerò presto. Spero. Ecco. Credo sia meglio sbrigarsi. Già. Meglio partire e basta».
Da Mi chiamo Blidfinn ma puoi chiamarmi Bobo, di Thorvaldur Thorsteinsson, Salani 2009, p. 37
Spero che un giorno mia figlia legga questo libro.
Lo abbiamo appena letto, insieme, ma spero che un giorno si ricordi degli Accademoni che le hanno fatto paura, e di Minimo che l'ha resa triste, e anche della parte che lei stessa ha avuto nella storia quando senza saperlo ha salvato Blidfinn da morte certa. Lei, una delle tante bambine o bambini che hanno conosciuto Blidfinn e possono chiamarlo Bobo, spero che un giorno ricordi questo libro, lo prenda in mano e lo riapra, perdendosi nuovamente tra i Monti Sfioranubi e il Gorgonero, e che di nuovo incontri Diamanda. Spero che questo accada e non accada troppo tardi: potrebbe dimenticarsi di essere stata bambina, sentirsi troppo adulta e pensare che Grinforchi e Monolemmi non fanno più per lei. Potrebbe perfino pensare che niente di tutto questo esiste e che si tratta soltanto di letteratura.
Non è così: in questo libro c'è la vita vera, ci sono sensazioni vere di gioia e di paura, le emozioni vere di un amico che si trova e che si perde, di un'amica che si ritrova, c'è la disperazione di quando tutto sembra perduto e c'è una voce che ti salva (la mia, quella di mia figlia, la tua, la vostra, quella di chi sa vedere ed ascoltare).
Per questo spero che lei lo legga (rilegga) e che lo leggiate voi. Voi che non siete di certo troppo grandi, né tanto folli da credere che "diventare adulti" significhi non credere più alle fiabe. Voi che (in fondo all'animo) aspettate ogni 25 dicembre con una segreta speranza...
La storia che leggerete è quella di Blidfinn, ma potrete anche voi chiamarlo Bobo. Così lo chiama, infatti la creatura che un giorno improvvisamente compare nel mondo di Blidfinn: C'era qualcosa, lì, stava seduto e lo guardava nel sole mattutino. Qualcosa che non aveva mai visto prima, eppure in un certo senso gli era familiare. Con una testa e delle mani, proprio come lui. Solo un pochino diverso. E guardava Blidfinn in modo terribilmente... tenero. Sì era davvero caldo quello sguardo. E innocente. Un volto sorridente e carino. E poi il volto si mise a ridere. Blidfinn non potè fare a meno di ridere a sua volta e si avvicinò. Era divertente. Non sapeva cos'era, ma era certo che doveva essere qualcosa di buono. (pp. 10_11)
Il guaio è che la creatura, che altro non è che un misterioso bambino, così come è comparsa, altrettanto all'improvviso scompare: All'improvviso Bidfinn provò una sensazione spaventosa (...) «Sono qui!» gridò Blidfinn che ormai aveva raggiunto l'amico a braccia aperte. Ma quello scomparve davanti ai suoi occhi e le sue braccia strinsero il vuoto. Il bambino, che l'attimo prima giocava spensierato nel sole, era sparito. (p. 25)
È a questo punto che il viaggio di Blidfinn comincia e in poche pagine (appena 122, ma altre tre avventure di questa magica creatura ci attendono) giunge al suo inaspettato finale. Non prima, però, di averci condotto al cospetto dei pallonzoli e alle pendici del Monte Monbuco, di averci presentato Strazzapupazza e rivelato l'Ur. Un finale che non vi basterà leggere una sola volta per rivelarsi interamente.
E quando lo avrete letto e riletto capirete, credo, quanto Blidfinn sia parte di ciascuno di noi.
Ho letto Blidfinn e ho capito come nascono quei libri senza tempo che poi qualcuno chiama classici. Per questo lo raccomando ai lettori FL: a luglio e in ogni mese.
Leggetelo all'età che vi pare, ma se avete almeno 10 anni è meglio (oppure ve lo fate leggere da qualcuno), Dopo, non ci sono limiti.
L'ha scritto un signore dal nome che non è facile tenere a mente: Thorvaldur Thorsteinsson. Colpa del fatto che è islandese, lingua che non assomiglia punto alla nostra. Fortuna che Silvia Cosimini l'ha tradotto in un italiano quasi intimo, in cui spiccano i nomi di personaggi e luoghi, davvero evocativi (per questo ne abbiamo infilati così tanti in questa nostra presentazione). Serena Riglietti ha disegnato la copertina e le illustrazioni del libro.
Se leggete l'inglese, potete sbizzarrirvi e sapere ogni cosa su Thorvaldur entrando in casa sua.
Oltre che vederlo, potete anche ascoltarlo in viva voce, mentre - ospite del festival Minimondi - parla del suo libro e del suo lavoro di scrittore e artista.
Quasi chiuso, allora, perché come tutti sapete, tra il leggere e il fare c'è di mezzo FL, che, letto della preparazione di Blidfinn al viaggio, decide di farla leggere pure a voi e di invitarvi a preparare la sacca di pelle (lo zaino va bene ugualmente) del vostro viaggio. Quello delle vacanze o quello della vita, a scelta.
Blidfinn non sapeva come si fa a mettersi in viaggio, ma con ammirevole perspicacia aveva radunato nella sua sacca di pelle diverse cose che pensava potessero tornargli utili: prima di tutto c'era il coltello Spaccone, un oggetto di grande valore che suo nonno aveva trovato una volta accanto a un falò abbandonato nel bosco e si diceva fosse in grado di fare magie, se messo alla prova (...) Infilò poi nella sacca un paio di calzini di lana di pecora di una taglia in più, la ricetta delle frittelle di riso e una lente d'ingrandimento senza lente, del tipo che con il solo telaio metteva a fuoco la materia delle proprie ricerche. In uno scomparto segreto c'erano alcune stranoci coltivate in casa, che avrebbero dovuto servire contro incantesimi e sventure di ogni tipo. Per ultimo finì nella sacca il Libro, perché Blidfinn sentì che era meglio trovarselo proprio in cima, se avesse dovuto afferrarlo in tutta fretta. (pp. 35_36)
Ecco, se oltre a leggere avete voglia anche di condividere qualcosa con Blidfinn, potete condividere la sua sacca e aiutarlo a riempirla per il viaggio della sua e della vostra vita. Io, nella sacca, ho messo il disegno di Blidfinn che farà mia figlia. Come si possa mettere nella sacca un disegno che non è ancora stato disegnato è un fatto che ha a che fare con la magia. Se no, Blidfinn, cosa lo leggiamo a fare? La sacca la trovate sul FLorum di Fuorilegge: qui. Provate a riempirla anche voi?
Chiudo con una sacrosanta verità, regalataci dal nostro Bobo (ma possiamo chiamarlo Blidfinn): «Non capisco» Blidfin sospirò. «Ma sono tante le cose che non possiamo capire». (p. 121)