FLibro di agosto

Nina la conosciamo insieme ad Olivier, l’altro protagonista della storia. Lui è appena arrivato nella casa di vacanza ai margini del bosco, dove, insieme alla madre, passerà l’estate. Pochi passi appena ed eccolo lì, sotto l’albero:
Uno scricchiolio sopra la sua testa gliela fece sollevare di scatto. Su un ramo solido dell’albero, a una certa altezza da terra, era seduta una bambina. Olivier non la poteva vedere bene da lì; portava scarpe da tennis sdrucite e aveva gambe altrettanto sdrucite, un reticolo di lividi e croste.
«E tu che ci fai qui?» chiese lei allegramente. (pp.17_19)
Bene, il ghiaccio è rotto: Nina e Olivier sono già amici, con quella semplicità e quell’immediatezza possibile tra due ragazzini non ancora troppo grandi. Già, perché la loro è un’estate un po’ speciale: entrambi hanno quasi undici anni e si apprestano al salto dalla scuola elementare a quella media. Bambini? Non più. Ragazzi? Quasi. Ma perché il “quasi” lasci il posto al sentirsi grandi per davvero, occorre mettersi alla prova, misurarsi con qualcosa che dica, a noi come a loro, che le cose sono cambiate. E quel qualcosa si presenta loro nella forma di un mistero che li coinvolge: una vecchia casa, un orologio rotto che ricomincia a funzionare, un cappello che svolazza per aria senza che sia il vento a trasportarlo, una presenza che incombe, un vecchio diario, una storia da svelare un po’ per volta, mettendo assieme tasselli di un passato che pare volersi congiungere al loro presente. Cosa c’entrano Paloma e le sue tragedie con Olivier e Nina? Cosa lega l’adolescenza amara di una ragazza vissuta oltre cento anni prima alle vicende di due ragazzi dei nostri giorni? I due amici capiscono in fretta che risolvere misteri non è soltanto un passatempo: può portare alla scoperta di cose dolorose e il dolore non riguarda mai soltanto gli altri: ci coinvolge sempre in qualche modo.
«Mmmh, è successo che... ho conosciuto una persona» disse Olivier con prudenza. « E mi ha reso triste sapere alcune cose che le sono successe e... quello che provavo per questo [...] Forse avrei preferito non saperle. Non so se sono contento di averla incontrata.»
[...] La mamma riflettè a lungo prima di rispondere.
«Non lo so, Olivier. È sempre molto difficile entrare nei giardini degli altri. Ti puoi far male scavalcando il cancello, o non voler guardare quello che c’è dentro. A volte sono pieni di dolore, ma anche di cose belle e speciali. Tu hai trovato delle cose belle e speciali nel giardino di questa persona?»
«Sì» sussurrò lui.
«E allora non c’è ragione per cui non avresti dovuto incontrarla. È tutto qui ils enso. È tutto qui.» (pp.107_108)
Sì, mi è piaciuto entrare nel giardino di Olivier e Nina e di Paloma, portato per mano con delicatezza dall’autrice, Marta Barone, scrittrice sicuramente molto giovane ma che lascia intuire di avere letto tantissimo prima di scrivere. I giardini degli altri è un libro che si è certamente abbeverato a tanta ottima letteratura per ragazzi e questo farà piacere a molti adulti (insegnanti, bibliotecari, critici letterari), che nel suo libro sentiranno un buon sapore di letture classiche (ma non solo), echi di altri giardini, di altre vacanze, di altre estati. Ma farà piacere, credo, anche e soprattutto ai giovani lettori, a cui Marta regala una storia originale e piacevole, costruita con una scrittura semplice e lineare, che non scade mai nella banalità. I giardini degli altri tiene avvinti e commuove e diverte e si scala con facilità, fatto che incoraggia alla lettura un pubblico molto vasto: quello dei bambini della scuola elementare (a cui si rivolge la nuova collana “Il cantiere delle parole”, caratterizzata dalle copertine davvero piacevoli disegnate da Serge Bloch), ma anche quello dei coetanei dei due protagonisti e dei ragazzi e delle ragazze fino ai 12 anni almeno.