FLibro di Marzo

Vango, Timothée de Fombelle, San Paolo, 2011
Finalmente Vango, finalmente in libreria l’ultimo libro di Timothée de Fombelle!
Non si poteva parlarne subito, appena letto nella copia staffetta a dicembre e dire: è un romanzo che ti tiene incollato fino all’ultima pagina però… dovete aspettare. Aspettare ancora un po’… Così Vango è rimasto in caldo per diventare il FLibro Fuorilegge di marzo.
Dunque perché leggere Vango Tra cielo e terra? Perché è un mix felice di suspense, avventura e divertimento, perché trasporta da un luogo all’altro senza un attimo di respiro, perché ha un ritmo incalzante che costringe a correre da Parigi al Sudamerica, dalla Svizzera all’isola di Salina in un guizzo continuo. Perché non si può allentare l’attenzione per non perdersi nella girandola di personaggi che inseguono Vango e ruotano intorno a lui.
Sì perché Vango fugge sempre, sempre inseguito da qualcuno che vuole ucciderlo e da qualcuno che vuole proteggerlo. Non sappiamo chi sia: de Fombelle non lo dice, almeno non lo svela in questo primo volume e ci lascia un po’ delusi, però sappiamo anche che c’è la promessa di un secondo volume per arrivare a sciogliere il mistero. Ambientato negli anni tra le due guerre, il romanzo ci offre anche uno spaccato di quegli anni bui, quando l’ombra del nazismo si addensa sull’Europa e la svastica deve campeggiare sui fianchi del Graf Zeppelin perché si possa vedere dalla terra al cielo.
Una piovigginosa mattina del 1934. A Parigi, sul sagrato di Notre-Dame: quaranta seminaristi stanno per essere ordinati sacerdoti. Stanno per…quando irrompe la polizia. Pochi secondi e Vango capisce che deve fuggire, una fuga rocambolesca sulla facciata della chiesa più famosa della città. Tra un pinnacolo e una statua scivola rapidissimo verso l’alto. A guardarlo, si sarebbe potuto credere che nuotasse in verticale.
Lo cerca, per arrestarlo, il commissario Boulard perché presume sia l’assassino di padre Jean, lo cerca l’uomo con la faccia di cera perché vuole ucciderlo, lo cerca Ethel perché lo ama, e ancora Hugo Heckener, il capitano del Graf Zeppelin, per salvarlo.
E poi, un poco alla volta, de Fombelle inizia a sfogliare per noi e con noi il libro della storia di Vango e, con un salto indietro nel tempo, ci racconta del fortunoso arrivo nell’isola di Salina nell’ottobre del 1918. In una notte di tempesta sugli scogli dell’isola viene trovata una donna, Mademoiselle, la governante di Vango e, solo dopo alcune ore anche il protagonista. Il bambino fu trovato un’ora dopo, tra due scogli in spiaggia. Aveva due o tre anni. Si chiamava Vango. Indossava un pigiamino di seta blu. (…) In mano stringeva un fazzoletto ricamato…
Ma chi siano questi due naufraghi, da dove vengano, quale sia la loro storia, dove affondi il loro passato, non lo sappiamo. È un mistero che accompagna la vita di questo bambino che vivrà anni di libertà selvaggia, a contatto con la natura e le falesie dell’isola, insieme alla sua Mademoiselle, che lo ama più della sua stessa vita. Anni di felicità senza limiti. Poi i confini di Salina cominciano a diventare stretti e Vango volerà via, forse alla ricerca del suo passato, forse alla ricerca di sé stesso.
Vango Tra cielo e terra, di Timothée de Fombelle, San Paolo 2011, p. 419
da 11 anni
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