A volte si legge un libro e poi si cercano a fatica le parole da dire. Stavolta le parole sono molto semplici e si trovano in fretta: accidenti che libro!
Il figlio del cimitero già daltitolo cattura alla grande la curiosità dei lettori: avventura, magia, horror, fiaba dark, thriller... ma non basta! Quello che affascina, e tanto, nel libro di Neil Gaiman è la vicenda umana di Bod, alias Nobody Owens, unico abitante vivo del cimitero in cima alla collina. Ci avvince vederlo poco più che neonato mentre felice e inconsapevole gattona su per la collina e fino al cancello del cimitero, proprio nel momento in cui un feroce assassino sta sterminando la sua famiglia: madre, padre, sorella. Ma Jack, il killer, pare non accontentarsi e si mette sulle tracce del piccolo. È qui che avviene il miracolo: quando gli abitanti del cimitero decidono di adottare il bambino e di affidarlo ai signori Owens, defunti ormai da secoli e onorati membri di quella comunità spettrale, mentre il misterioso e affascinante Silas, creatura sospesa tra la vita e la morte, si incarica di sviare l'ostinato Jack dalla sua missione.
L'uomo qualunque che percorreva un viale del cimitero diretto verso di loro, il coltello già pronto in mano, non vide che un turbinio di nebbia che si avvolgeva intorno al bimbo, alla luce della luna, ed ecco che il piccolo era sparito (...).
- Ehi? - chiamò ancora una volta. Sperava di sentire il bambino piangere o emettere qualche balbettio, o un suo movimento. Ma non si aspettava certo di sentire quel che invece udì, una voce, vellutata come la seta, che chiedeva: - Posso aiutarla?
L'uomo chiamato Jack era alto. Quest'uomo era più alto ancora. Jack portava abiti scuri. Gli abiti di quest'uomo erano più scuri ancora. (...)Cercavo qualcuno - disse l'uomo chiamato Jack (...) - Si tratta di un bambino (...)
- Se anche ci fosse stato un bambino - disse lo sconosciuto - non sarebbe stato qui nel cimitero. Di certo si sarà confuso. È assurdo che un bambino possa giungere sin qui, dopotutto. È molto più probabile che lei abbia sentito un uccello notturno e visto un gatto magari, o una volpe. (...) No, la sua visita al cimitero è stata uno sbaglio, egregio signore. Il bimbo che cerca l'attenderà da qualche altra parte, ma non qui. - Lo sconosciuto lasciò sedimentare l'idea per un attimo nella mente di quell'uomo qualunque, poi aprì il cancello con un gesto elegante. - Piacere di averla conosciuta -disse. - Confido che troverà tutto quello che cerca fuori di qui. (...) Non pensi a me. Non deve neppure rammentare questa conversazione.
- No - fece quell'uomo qualunque, docile. - Certo. - Ricordava che aveva vagato verso la collina, che quel che aveva creduto essere un bimbo si era rivelato una volpe e che un custode servizievole lo aveva riaccompagnato sulla strada. Infilò il coltello nel fodero nascosto. - Be' - disse - buonanotte. (pp. 22_26)
Ritroveremo Jack e la temibile confraternita cui appartiene nei capitoli conclusivi del libro, scopriremo le ragioni di quell'efferato omicidio e dell'accanimento nella ricerca del bambino scampato al massacro, ma prima ci godremo passo passo Bod che da infante diventa bambino e poi ragazzo, le sue scoperte, le sue conquiste, i suoi incontri con personaggi davvero oltre l'ordinario. Soprattutto vedremo Bod alle prese coi due mondi che vivono, si sostengono ma anche confliggono dentro di lui, perennemente lacerato tra l'affetto sincero che prova per i defunti che lo hanno salvato, allevato, cresciuto, e l'attrazione irresistibile verso il mondo dei vivi, che si manifesta tra molte malinconie e mille tentazioni.
In un appassionante alternarsi di vita e morte, faremo la conoscenza di Scarlett e Liza: una bambina di cinque anni, la prima, unica amica viva di Bod, convinta che lui sia il suo amico immaginario; l'altra una strega, «affogata, arsa e sepolta qui, senza manco una pietra a segnare il punto». E una volta uscito dal cimitero, alla ricerca di una lapide per Liza, Bod scopre che non gli bastano più nemmeno le lezioni soprannaturali de la signora Lupescu:
- E allora - fece Bod, decidendosi a pronunciare la frase che non avrebbe dovuto pronunciare - voglio andare a scuola. (...) Ho imparato tanto in questo cimitero - proseguì Bod. - So svanire e infestare. So aprire una Porta dei ghoul e conosco le costellazioni. Ma c'è un mondo là fuori, con il mare e le isole e i relitti e i maiali. Insomma, è pieno di cose che io non ho mai visto. Gli insegnanti qui mi hanno trasmesso tante nozioni, ma io voglio di più. Voglio capire se portò sopravvivere là fuori, un giorno. (p. 201)
Davvero bella l'ultima incursione di Neil Gaiman nella letteratura per ragazzi: un romanzo avvincente, una trama robusta, dal forte valore simbolico, in cui l'elemento fantastico serve a far meditare della vita reale, e che resiste alla tentazione, ormai troppo disinvolta nella letteratura per ragazzi, degli effetti speciali. Neil Gaiman è certamente un artista dal gusto visionario: ha scritto sceneggiature per il cinema e per i fumetti che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Tuttavia Il figlio del cimitero è prima di tutto un romanzo scritto: siamo certi che prima o poi (più prima che poi) lo vedremo sul grande schermo, ma il punto di vista delle telecamera non ha prevalso. Il piacere di narrare e di scrivere si impone di gran lunga sull'inquadratura cinematografica: da appassionati lettori gliene siamo grati.
Chi scrive - lo confesso - non soffre di neilgaimania: non conosco a memoria tutti gli episodi di Sandman - serie pubblicata in Italia da Magic Press - fumetto di culto, di cui Gaiman è stato sceneggiatore; e ho trovato piacevole, ma nulla di più, Coraline (2002) - il suo precedente romanzo per ragazzi - di cui ho apprezzato maggiormente la recente versione cinematografica (2009), che mi pare sottragga inquietudine e aggiunga una dimensione visionaria che forse manca alle pagine di libro un po' cupo.
Il figlio del cimitero si svolge in un luogo cupo davvero, ma è un romanzo che brilla.