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FLibro di Maggio

9788804616658
Sette minuti dopo la mezzanotte

di Patrick Ness e Siobhan Dowd, illustrazioni di Jim Kay, Mondadori 2012, p. 222
da 12 anni

Ci sono libri che lasciano segni. Questo graffia profondo.

 

Cosa succede sette minuti dopo la mezzanotte? Succede che un mostro fa la sua comparsa nella stanza di Conor e succede che io, tu, noi, tutti, non riusciamo più a smettere di leggere, fino alla fine, fino a sapere la verità. Succede che anche a Fuorilegge quando chiedi «Fuorilibro del mese di maggio?» tante voci dicano Sette minuti dopo la mezzanotte. E quando chiedi «Chi lo scrive?» tante voci dicano «Io… io… io». E allora eccoci qua, tante voci a scrivere assieme, per dire del mostro che entra nella stanza di Conor e per dire che, no, probabilmente un mostro non è. Ma allora cos'è?

– Che cosa sei? – chiese Conor, proteggendosi con le braccia sullo stomaco.
Non sono un “cosa” fece il mostro, torvo. Sono un “chi”. (p. 43)

Sì, capita raramente di prendere un libro tra le mani e non riuscire a lasciarlo fino alla fine, trascinati subito in un’atmosfera cupa e avvolgente dalle illustrazioni inquietanti e bellissime di Jim Kay, che ci accompagnano per tutta la storia, incastrandosi e isette minuti dopo la mezzanottencastrandoci perfettamente nel racconto. Perfino la nota d’apertura dell’autore, sulla genesi della storia, ci incuriosisce non poco: «le storie non si concludono mai con gli scrittori. (…) Adesso andate. Correte, portatele con voi. Sconvolgete tutto». E noi, obbedienti e coinvolti, iniziamo a correre, perché già da qui si ha la percezione che quello che si sta per leggere non ci lascerà affatto indifferenti.

E così eccoci qui, poco dopo la mezzanotte, a fare i conti col terribile mostro comparso per Conor, il giovane protagonista, di fronte al quale lui non sembra provare alcun spavento, perché ha visto ben di peggio, ed è qualcosa di ben più terribile a terrorizzarlo. Ma il mostro è arrivato per una questione «di vita e di morte», ha tre storie da raccontare e una quarta che toccherà a Conor raccontare: e quella «sarà la verità».

Non una verità qualsiasi. La tua verità.
(…) Sai che la tua verità, quella che nascondi, Conor O’Malley, è la cosa di cui tu hai più paura.
(p. 48)

Da questo punto in poi la tensione non ci abbandona più, e iniziamo a leggere la prima storia, poi la seconda, poi la terza, e ci accorgiamo che quelle storie non parlano solo di Conor, parlano anche di noi, parlano anche di voi… fino alla quarta storia, quella che racconta, finalmente, la verità. Ma la verità di chi? vi chiederete alla fine. Di Conor? Del mostro? La nostra?

Allora leggeremo e rileggeremo più volte quell’ultima storia, e scopriremo quello che si nasconde sotto, dentro, oltre la verità di Conor… e non potremo che pensarci e ripensarci. Perché, come ci dice il mostro, «le storie sono fra tutte le cose le più selvagge. (…). Le storie inseguono, predano e mordono». E non ci abbandonano più.

Se sfogli questo libro, se arrivi in fondo lasciandoti prendere dalla spirale della forza che sta tra le sue pagine, allora non puoi più nasconderti, tanto semplici e vere sono le cose che dice. Il mostro che sveglia Conor è un albero di tasso. Alto, imponente, ingombrante. Impertinente e sfacciato, prepotente e minaccioso. Ma sa vedere. Vedere Conor, il suo nero, la rabbia giusta, le paure e quello che non riesce a dire. L’albero lo mette a nudo davanti alla verità, che è ciò che ti permette di affrontare qualunque cosa accada.

Sullo sfondo resta la storia: quella di Conor e dell’albero mostro. Quella della madre di Conor e della sua malattia. Quella di Conor che a scuola sembra trasparente. Quella di Harry, che perseguita Conor. Quella del padre che lo ha abbandonato e che non ritorna nemmeno quando fa ritorno. Quella di una nonpatrick nessna che sembra conoscere solo la durezza. Quella di Conor, che senza essere necessariamente la nostra storia è una storia che ci appartiene. Per questo dobbiamo dire grazie a Patrick Ness, per avercela raccontata. A Jim Kay, per avercela mostrata. A Siobhan Dowd, per averla fatta crescere.

E adesso via, a graffiarci.

P.S.: Qui il booktrailer del libro.