Vi ricordate, qualche anno fa, prima che arrivassero gli euro? Giravano di mano in mano dei soldi solo italiani, con un nome vagamente musicale: le lire. Vi sembra strano parlare di soldi nello spazio della poesia? Tranquilli: sembra strano anche ai poeti. Ma se i soldi non frequentano molto la poesia, non è detto che la poesia non possa parlare di soldi...
Quando c'è stato il cambio dalle lire agli euro, il poeta Alessandro Fo ha dedicato una raccolta di poesie alle vecchie banconote:
Dedica
Scrivo la mia poesia
su questa banconota
per te, e perché non sia
più ignota.
Nel tempo dei mercanti
è una soddisfazione
opporre ai fatturati
una pura creazione.
Inoltre, a che varrebbe 'pubblicare'
per non farsi ascoltare
e restare lontani?
È meglio circolare
- così - per le tue mani.
Alessandro Fo
da Piccole poesie per banconote, Polistampa 2002
Non sarebbe male raccogliere l'idea del poeta Alessandro, e scrivere poesie sulle banconote: sicuramente verrebbero lette anche da chi non si sognerebbe mai di aprire un libro di versi. Ve lo immaginate? Allo sportello della posta, nel negozio di scarpe, dal giornalaio, in farmacia, alla cassa del supermercato, davanti al distributore del caffè... vedere la gente esitare un attimo, prima di pagare. Incantarsi per qualche istante. Posso separarmi da questa? L'ho letta? Chi l'aveva scritta...?
Ovviamente, per far stare una poesia sulla banconota bisogna che la poesia sia corta: tre-quattro versi al massimo. Ecco la proposta di oggi! Creare poesie-da-banconota: brevi, incisive e fulminanti. Siete capaci?
Attenzione: l'invito è a mandare le vostre poesie-da-banconota all'indirizzo
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, non a scrivere sui soldi... che per il momento pare sia veramente fuorilegge!
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