FL_Avevamo già incontrato Luisa Mattia al Festivaletteratura di Rimini, Mare di libri, a giugno di quest’anno.
L’abbiamo rivista a settembre a Piacenza, in occasione del Festival del Diritto, dove ha parlato a lungo del suo libro La scelta ai ragazzi e alle ragazze delle scuole medie, riuscendo a coinvolgere con temi complessi come quello della legalità, del diritto/dovere di scegliere, con una storia di forte impatto emotivo.
Non ci siamo lasciati scappare quindi il suo nuovo libro, Ti chiami Lupo Gentile (Rizzoli), uscito da poche settimane. Una nuova storia, ambientata questa volta nelle borgate romane, che ancora parla di percorsi di crescita non lineari, sofferti, problematici, ma sempre aperti alla speranza. Abbiamo raggiunto Luisa a Roma (via mail, ovviamente), in una situazione di emergenza, mentre tutti i nostri occhi erano concentrati sulle immagini del TG che ci parlavano del rischio di tracimazione del Tevere. E Luisa, asserragliata nella sua abitazione come la maggior parte dei romani, ci ha aggiornato prima di tutto sulla difficile situazione.
Luisa_ Il nostro fiume vuole metterci paura, stavolta. Mancano ancora 3/4 metri e il vecchio Ponte Milvio andrà sott’acqua. Io abito a circa un chilometro da Ponte Milvio e a 500 metri dal Tevere. Mi sono affacciata a guardare da Ponte Duca d’Aosta e un po’ di timore viene. Per fortuna, in questo punto del lungotevere dove abito io il letto del fiume è molto largo e anche se dovesse esondare arriverebbe ad allagare i campi da tennis ma non raggiungerebbe la strada. Le acque sono tumultuose e cariche di detriti. La corrente ha fatto rompere gli ormeggi ai barconi che si sono incastrati sotto gli archi di Ponte Sisto; l’isola Tiberina sembra una zattera... insomma, aspettiamo l’onda di piena e vediamo che succede.
FL_E in attesa dell’onda di piena (ora sappiamo che è passata, anche se l’emergenza non è ancora finita), per stemperare un po’ l’ansia, facciamo le nostre domande a Luisa. E Luisa, sempre tenendo d’occhio il fiume, ci manda le sue risposte.
FL_Dopo La scelta, un’altra storia di ragazzi che vivono sul filo della legalità. Come è nata l’idea di Ti chiami Lupo Gentile? A
chi ti sei ispirata per tratteggiare il personaggio di Claudio, il protagonista sedicenne?
Luisa_Questo libro ha una storia semplice. Sull’onda dell’interesse suscitato da La scelta, ho fatto molti incontri con ragazzi di diverse età e di diverse regioni italiane. Ad ogni incontro, il tema che più prepotentemente affiorava come questione irrisolta era quello dell’ “infamità”. Ragionavo, alla fine di ogni incontro, sul fatto che i ragazzi sembravano coinvolti dall’argomento della lealtà a tutti i costi, convinti che amicizia e solidarietà fossero valori che dovevano prescindere da altre considerazioni come per esempio il rispetto delle leggi, la solida certezza del diritto di ognuno, la necessità che – di fronte a prepotenza e illegalità – occorresse rimettere in discussione i legami di sangue e patti di amicizia. Ti chiami Lupo Gentile è nato da questi interrogativi.
FL_Claudio dimostra che è sempre possibile ribellarsi, a qualsiasi situazione, anche a quella in cui si è nati e si è cresciuti. È questo il messaggio che vuoi mandare ai giovani?
Luisa_Io amo raccontare le persone che hanno dubbi, che si fanno delle domande, che sanno prendersi la responsabilità di pensare e rimettere in discussione valori e convinzioni. Amo raccontare le persone che cercano la propria strada, anche a costo di sacrifici e di distacchi. Scegliere è un agire che è a stretto contatto con l’esercizio pieno della libertà. Si è tanto più liberi quanto più siamo capaci – a qualunque età – di non dare per scontata il presente, il futuro e le dinamiche sociali e familiari dentro le quali ci muoviamo. Questo volevo raccontare.
FL_Claudio inciampa in due granellini di speranza sul suo percorso: Simo, la ragazza di cui è innamorato ma alla quale non sa esprimere i suoi sentimenti, e Paulo/Ghiacciolo, un ragazzino che vede in lui un possibile amico di cui essere orgoglioso. Ci si salva quindi con l’amore e salvaguardando la capacità di guardare al mondo con gli occhi dell’infanzia?
Luisa_Sono gli incontri a salvarci la vita, a cambiarla in meglio. Se sappiamo riconoscerli, certo. Capitano anche incontri rovinosi, che chiudono
qualunque pensiero di futuro. Nel mio libro, Claudio ha la fortuna di incontrare Simo, che è una ragazza certa della propria volontà, capace di scegliere. E Paulo/Ghiacciolo che non ha pregiudizi su di lui, non lo vede come lo vedono gli altri ma come amico, compagno di gioco, sponda matura per la sua innocenza. Claudio, grazie a Simo e Paulo, scopre di poter tornare ad essere innocente, lieve, libero di gestire la propria vita presente, libero di immaginare il futuro, capace di essere se stesso. Questo gli succede. Lo salva l’amore, la semplicità dell’incontro, la fiducia lieve di Paulo, la severità ostile di Simo. Si salvano, tutti e tre insieme, grazie a un amore consapevole e naturale, che non chiede di essere monetizzato, contrattato. Esiste, c’è, viene condiviso.
FL_ Nel libro ci sono toni, accenti, situazioni che richiamano alla memoria luoghi e personaggi descritti da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita (Garzanti, 1956). La violenza e le sfide sembrano arcaiche rispetto a certe violenze attuali. E questi accenti contribuiscono alla bellezza del romanzo.Passato e presente sembrano immutati. I ragazzi violenti di Roma lo sanno che assomigliano a quelli del passato?
Luisa_I ragazzi “violenti” di oggi non conoscono, io credo, il concetto di passato. Sembra non appartenergli che il presente. È questo l’aspetto drammatico dei giovani che crescono dentro il tessuto intrecciato della criminalità organizzata: non hanno passato, non hanno futuro; vivono un presente eterno, che può interrompersi da un minuto all’altro e di loro, dei ragazzi, non resterà traccia. Questa è la tragedia vera degli adolescenti e dei giovani cresciuti in un tessuto marcio di illegalità e furbizia, a Roma come in qualunque altra città italiana o del mondo. Quanto a Pasolini: la “sua” Roma violenta e i suoi personaggi erano grevi e innocenti. Credo che oggi siano grevi ma molto meno innocenti. È per questo che ho dato a Claudio – e solo a lui – la possibilità di recuperare un po’ di quell’innocenza che non sapeva di avere.
FL_In questa storia ci sono le sonorità della parlata romanesca. I ragazzi di camorra non ascoltano il rap, ma le canzoni dei neomelodici. Quale potrebbe essere la colonna sonora dei ragazzi del litorale romano?
Luisa_Credo ci siano preferenze di genere. Se per le ragazze mi sentirei di dire che ascoltano sicuramente Tiziano Ferro, per i ragazzi l’ipotesi è più difficile. Forse qualche “vecchio” Ligabue e molta discomusic, a cui si aggiunge la musica “etnica” (Marocco, Romania, Tunisia. Albania…) che viene dai paesi di provenienza dei giovani romani di seconda generazione, nati in Italia da genitori immigrati.
FL_A quale altro romanzo stai ora lavorando?
Luisa_Ho finito di scrivere Caravaggio e l’incanto della strega, un romanzo che uscirà in febbraio, con Lapis Edizioni. Racconto un “ragazzo difficile” della fine del Cinquecento: Caravaggio, appunto. È la storia del tredicenne Michelangelo Merisi che arriva a Milano, “a bottega” da Simone Peterzano e si scontra con ipocrisie, censure, superstizioni e gelosie. È in queste contraddizioni che si forma la sua arte e si svela il suo temperamento sanguigno, impetuoso e appassionato.
FL_Ci dai qualche consiglio di lettura da mettere sotto l’albero?
Luisa_A Natale regalerò Oh, boy!, di Marie-Aude Murail (Giunti), un libro “luminoso”, profondo e pieno di intelligente
ironia. Per gli adulti, aggiungerò un libro prezioso di Natalia Ginzburg, Le piccole virtù (Einaudi). E siccome non c’è due senza tre, direi che sarebbe da rileggere Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi nella versione libro + DVD (Salani). Il film di animazione che completa il libro è di una bellezza sorprendente. E poi… vorrei recuperare un classico di Charles Dickens: Grandi speranze (Einaudi). Il titolo è bello, il romanzo lo è di più, tanto di più perché, scritto un paio di secoli fa, è di una modernità che conforta.
FL_Grazie, Luisa. Anche dei consigli di lettura. E tantissimi auguri di Buone Feste (all’asciutto, speriamo)!
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