(dal repertorio_FLcartaceo_numero_0)
Mantova, Torino, Milano, settembre, caldo, affanno, correre… Corrono tutti. Corre Mitico Magee. Anche all’indietro. Corre Crash, verso la meta. Corre Misha. Scappa. O insegue? Corre anche Stargirl. E chi la prende quella. Corriamo anche noi, agosto, afa, hai saputo? Jerry in Italia? Jerry chi? Jerry Spinelli. Stargirl? Stargirl! Dove? Mantova, Festival Letteratura. E noi? Noi… correre!
E allora di corsa a preparare, a organizzare, a telefonare agli amici… settembre, 8 e 9 2003, niente scuole, eppure… eppure la voce si sparge, il passaparola funziona, e Fuorilegge e Fiera del Libro sono lieti di annunciare il doppio appuntamento con Jerry Mitico Spinelli, a Torino e Milano. Jerry corre e conversa coi suoi lettori. Lentamente. Con parole pacate, che vi raccontiamo. Con sorrisi bradipici, che teniamo dentro. Se l’avete letto, avete già capito. Se non l’avete letto, cosa aspettate? Correte!
F_Dall’inizio: nome, età, domicilio, stato civile… J_Jerry Spinelli, nato nel 1941, 63 anni, per ora. Vivo in Pennsylvania, vicino a Philadelphia. Una moglie, 6 figli e 16 nipoti. F_ Lo sport? La musica? Sogni? J_Atletica. Ho suonato il clarinetto per un anno. Mi piace la musica popolare anni ‘50 e la musica country. Volevo essere un cowboy, poi un pilota, un pompiere e soprattutto un giocatore di baseball. Ma non riuscivo a colpire bene la palla. Cosi’ ho barattato la mazza con una matita. F_Il suo cognome? Mio nonno era di Napoli. Era orfano e giunse in nave a New York quando aveva 14 anni. Sono veramente contento di essere potuto tornare nella patria di mio nonno. Anche mia moglie Eileen ha origini italiane. F_Leggere e scrivere: due passioni giovanili? J_Leggevo poco. Giusto i fumetti sulle scatole di cereali.Non ero come Mitico Magee che corre con un libro in mano. La carriera di scrittore è cominciata a 16 anni, quando un giornale locale ha pubblicato la poesia sul football che avevo scritto. Ma il primo libro è arrivato molto più tardi. Comunque leggevo poco: non avevo ancora capito che una delle cose più importanti per diventare scrittore è leggere.
F_Parliamo dei suoi personaggi: Zinkoff, La schiappa, il perdente… J_ C’è troppa enfasi sull’idea di essere il numero uno. Si puo’ vincere anche senza arrivare primi. Zinkoff è sempre ultimo ma vince ugualmente: è un buono. Questo è il messaggio del libro: non essere primi non significa fallire. All’opposto sta John Coogan, Crash, lui vince, ma un po’ perde, perché perde i suoi amici. Dobbiamo imparare a perdere. La vittoria non è tutto. F_ Morton in Quarta elementare, Mangusta in La tessera della biblioteca, Palmer in Tiro al piccione, lo stesso John Coogan, tutti apprendisti bulli, in realtà molto teneri. È un caso? J_No. A volte bisogna scegliere tra essere se stessi e uniformarsi al resto del gruppo. Penso che nella maggior parte dei casi siano le ragazze che riescono a far migliorare i maschi. F_Stargirl, per Leo è l’amore, ma è anche il simbolo del conflitto tra l’individuo e il gruppo. Questo tema le sta molto a cuore. È così? J_Può darsi. A volte il lettore è più consapevole dei miei messaggi di quanto non lo sia io. Voglio che i miei libri abbiano dei messaggi, ma la cosa che più conta è la storia. Stargirl è rimasta nella mia mente per quasi 30 anni prima che la scrivessi. F_E gli adulti? Nei suoi libri c’è più incontro che scontro. J_Sì. Ho cominciato facendo incontrare la vecchia Emily e Meg, in Guerre in famiglia. È stata mia moglie Eileen che mi ha consigliato di inserirla.
F_Come si scrive per i ragazzi? J_Non c’è differenza tra scrivere per ragazzi e per adulti. Una buona storia è buona per tutti. Non ho deciso io di scrivere per ragazzi: ho scritto libri per adulti, mai pubblicati, poi ho scritto la storia di un ragazzo e l’editore ha detto che gli adulti non l’avrebbero mai letto, cosi’ sono passato al reparto libri per ragazzi e ho deciso di rimanerci. F_I suoi libri affrontano temi serissimi, ma in modo molto divertente… J_I ragazzi sono divertenti. Come si fa a scrivere di ragazzi senza essere divertenti? F_Un sacco di gente ci riesce benissimo… Lei ride quando rilegge i suoi libri? J_Non ho mai riletto uno dei miei libri… F_Dovrebbe farlo, sono belli. J_Grazie! F_Domanda obbligatoria: consigli per apprendisti scrittori? J_Leggere molto. E poi scrivere sempre di ciò che sta loro a cuore. Nel mio ultimo libro, Misha corre, racconto una storia di ebrei nella Polonia dell’occupazione nazista. È un tema che mi ha sempre interessato, ma non mi ero mai deciso a scriverne. F_Le sue storie hanno voci maschili questo aiuta i ragazzi a diventare lettori? J_Spero di sì: non scrivo per maschi, ma per puro caso sono maschio anche io! Comunque penso che siano romanzi per tutti. F_«La storia di un ragazzo è fatta di una parte di realtà, due parti di leggenda e tre parti di mistero…». Ricorda? J_L’ho scritto io, in Maniac Magee. La leggenda di cui parlo è quella che ognuno di noi crea nella propria vita. Quando guardi indietro nella tua infanzia tutto sempre più grande, più importante e la sensazione che percepisci è quella del mito, della leggenda.
Nessuno sa chi abbia pronunciato per primo la celebre frase, ma qualcuno sarà pur stato: «Quel tipo è mitico».
E qualcun altro avrà ribattuto: «Già, davvero mitico».
E un altro ancora: «Cavoli!».
Ecco come e perché Jeffrey fu ribattezzato Mitico. E l’intera città (tranne Amanda Beale) cominciò a chiamarlo così: Mitico.
La leggenda aveva un nome.
da Una casa per Jeffrey Magee, p.28
Hobin gli va vicino. Tira un calcio per terra, ricoprendogli di polvere le scarpe da ginnastica. Zinkoff alza lo sguardo. — Sei una schiappa. Una schiappa schifosa.
Arrivano gli altri Porpora.
— Sì. Non sai fare niente. Perché insisti a farle, le cose?
— Sì. Perché ti alzi dal letto la mattina?
— Probabilmente fa male pure quello!
Un Porpora scuote il pugno. — Potevamo vincere!
Se ne vanno, uno dopo l’altro. Qualcuno lo bisbiglia. Qualcuno quasi lo grida. Ma tutti lo dicono.
— Schiappa.
— Schiappa.
— Schiappa.
— Schiappa.
— Schiappa.
da La schiappa, p.82-83
— Ti piacevo.
Sorrisi.
Eri travolto dal mio fascino. Ammutolito davanti alla mia bellezza. Non
avevi mai conosciuto una creatura così stupenda. Da quando aprivi gli occhi non facevi che pensare a me. Mi sognavi. Non resistevi più. Non potevi perdere di vista una simile meraviglia. Dovevi seguirmi.
Guardai Cannella. Mi leccò il naso. — Non montarti la testa. Era il tuo topo che mi piaceva.
Lei rise, e il deserto cantò.
da Stargirl, p.78-79
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