(da Fuorilegge_la lettura bandita n°11, marzo 2008)
La lettura innanzitutto.
La verità innanzitutto.
Gli avamposti innanzitutto: Anne a Carpi, a Piacenza, dappertutto!
Era novembre, c’era la nebbia, ma un raggio di sole splendeva su FL: Anne Fine – in Italia a fine gennaio per un convegno sulla lettura giovanile – aveva appena accettato il nostro invito a incontrare i suoi lettori. La missione AF poteva cominciare!
Ci sono scrittori capaci di farci ridere, altri di farci piangere, altri di farci vivere.
E ce ne sono capaci di farci provare insieme tutte queste emozioni.
Scrittori e scrittrici come Anne Fine, che con le sue storie ci accompagna nel mondo delle scelte, delle emozioni e dei sentimenti più profondi. Scrittori e scrittrici nei cui libri ogni lettore vede rispecchiato il proprio mondo interiore attraverso la lente di un caleidoscopio che ne restituisce tutta la ricchezza e complessità. Storie anche dure, quelle di Anne, con pagine controcorrente rispetto a certe mode del momento, a volte complesse, altre ironiche, mai banali. Siamo inciampati, leggendo e rileggendo, in righe che lasciano il segno e sembrano parlare proprio di noi. E in personaggi indimenticabili, come Stolly, l’eccentrico, Simon, l’introspettivo, Melanie, la lettrice, o Colin, il sognatore.
E poi li abbiamo affidati a voi questi libri e questi personaggi: per leggerli, commentarli, scegliere brani e fare domande.
In attesa di Anne e delle vostre risposte, abbiamo iniziato a preoccuparci per le incognite: come sarà Anne? Saremo alla sua altezza? Già, perché il personaggio non è da poco: ha scritto più di 50 libri, per piccolissimi, meno piccoli e grandi. Ha vinto innumerevoli premi, tra cui il Children’s Laureate, per la sua capacità di appassionare alla lettura tanti bambini e ragazzi. E poi è ideatrice della Home Library, un progetto che invita i bambini a costruirsi una biblioteca personale. Insomma, una scrittrice celebre e celebrata, e una grandissima e appassionata lettrice, impegnata a diffondere la lettura. Per questo eravamo inquieti.
Ma non ce n’era ragione. Il 30 gennaio Anne Fine arriva dall’Inghilterra, dove vive, e subito ci mette a nostro agio. La mattina a Carpi, alla biblioteca “Il Falco Magico”: 4 classi preparate e instancabili (3 ore e 2 minuti filati di domande e risposte!). E il pomeriggio a Piacenza, alla biblioteca “Passerini Landi”, dove sotto la pioggerellina di marzo (in anticipo!) si sono dati appuntamento quasi 150 ragazzi dagli avamposti Diesel di Lodi, Leggermente di Pontevico, e poi gli irriducibili Osvaldi di Roveleto di Cadeo e i neonati Pollicino di Piacenza. E chi non ha potuto arrivare a piedi, col bus o in treno – lo_zero di Torino, Le storie di Momo di Napoli, i Fuori di Penna di Lissone, la 2a B della Media “Morosini-Sansovino” di Venezia – non ha rinunciato ad esserci idealmente, inviando domande, riflessioni, schegge di lettura.
Insomma, una gran bella sorpresa. Per noi e per Anne, che si è calata nella parte e ci ha portato nel mondo delle sue storie. Le domande sono state una marea, a Carpi come a Piacenza. Noi le abbiamo messe insieme per fornirvi un resoconto in cui manca, forse, soltanto il calore e il colore di questa bella giornata Fuorilegge.
Anne Fine, intro _Io leggo da sempre. Per me la lettura è molto importante e non riesco a pensare a un solo momento della mia vita in cui non stessi leggendo qualcosa… Ho iniziato prestissimo, anche perché sono andata a scuola a 3 anni. Mio padre, dopo la nascita mia e di mia sorella, desiderava un maschio: il risultato fu l’arrivo di tre gemelle! La mia era una famiglia povera e non c’era molto tempo per prendersi cura di noi figli, per questo sono stata mandata a scuola così presto. Come sapete, ci sono persone che non vivono senza nulla da leggere, e ce ne sono altre che, dopo tre mesi, sono sempre ferme a pagina 18. Sicuramente voi fate parte del gruppo di persone che non riescono a vivere senza libri, per cui eccomi pronta a rispondere alle vostre domande.
AF e la scrittura_D_Quando hai scritto il tuo primo libro? A_Fino a 22 anni sono stata solo una accanita lettrice. Un giorno una tempesta di neve mi ha bloccata in casa con mia figlia piccolissima. In quell’occasione ho cominciato a scrivere un libro: avevo già letto, infatti, almeno due o tre volte tutto ciò che avevo in casa. E, quando la neve ha iniziato a sciogliersi, io stavo ancora scrivendo. D_Che cosa provi quando un tuo libro viene pubblicato? A_Ogni volta è una gioia profonda, perché uno scrittore vuole avere sempre più lettori per i propri libri. D_Il finale dei tuoi libri deve necessariamente essere positivo? A_No, non penso che il lieto fine sia sempre necessario. Però credo che i libri per ragazzi debbano comunque dare una speranza, una via d’uscita. I ragazzi hanno la bellezza, l’intelligenza, la forza, ma manca loro il senso della misura nelle emozioni. Credo che la responsabilità di un autore per ragazzi sia quella di fornire non solo un finale, ma una strada che illumini le scelte dei suoi lettori. D_Hai mai scritto libri romantici o fantastici? A_No, non sono molto romantica. Mi piace scrivere quel che mi piace leggere, e non amo i libri di fantasia. Mi sembra che scherzino con la realtà della vita. D_I caratteri dei tuoi personaggi li definisci prima di iniziare a scrivere o mentre scrivi? A_Quando inizio a scrivere è come se il libro fosse già lì, nascosto sotto la sabbia. Poi, a poco a poco, spostando la sabbia viene fuori quello che c’è sotto. Parto sempre dai personaggi più forti. Inizio con appunti scritti a mano, e poi pian piano prendo il controllo della storia, sviluppo la trama e inizio a scriverla al computer. E durante tutto questo tempo il loro carattere cresce, e i personaggi iniziano a vivere di vita propria.
AF e i suoi libri
_D_Quali tra i tuoi libri ti sono piaciuti di più? A_Un libro che mi sono divertita a scrivere è Più si è meglio è. Io detesto e detesterò sempre il Natale e ogni tipo di divertimento consumistico. Scrivo spesso di temi un po’ drammatici e introspettivi, ma amo l’ironia e il comico. Nei miei libri, però, non c’è nulla di bambinesco. Io non lo sono affatto, direi anzi che sono nata quattordicenne. D_Con Stol, il protagonista di Non c’è campo, descrivi te stessa da piccola? A_No, non è un libro autobiografico. Stol è un ragazzo diverso, eccentrico, sempre tra le nuvole, ma è consapevole che i ragazzi, i maschi in particolare, non riescono ad essere completamente se stessi, come se indossassero una maschera. Con Stol ho voluto semplicemente rappresentare un ragazzo con tanti interessi e un ricco mondo interiore, ho voluto mostrare che anche i maschi hanno una ampia gamma di emozioni e la capacità di viverle, se è loro consentito. D_Come ti è venuta l’idea di Bambini di farina? A_Da un articolo di giornale. Si raccontava di una scuola per adolescenti di San Francisco in cui tante ragazze abbandonavano gli studi perché rimanevano incinte. Ho pensato che sarebbe stato divertente descrivere questo tipo di esperimento. È il mio libro più autobiografico, più personale, perché in quella storia sono racchiusi i 23 anni di cure, di stanchezze e di fatiche per crescere i miei figli. D_In Qualcosa in comune sottolinei come i sentimenti dei figli vengano spesso ignorati quando ci sono problemi in famiglia. A_Spesso nelle famiglie separate, divorziate, i genitori filtrano i sentimenti dei figli attraverso il loro punto di vista, senza ascoltarli direttamente. Qualcosa in comune è stato uno dei libri più sofferti. Avevo appena finito Mrs Doubtfire, e molti lettori mi scrivevano dicendosi delusi dal finale troppo positivo. Proprio per questo ho deciso di scrivere Qualcosa in comune: un libro con tante storie perché volevo rappresentare sia situazioni che si concludono positivamente, sia situazioni in cui si mostra il danno emozionale che si può creare in una famiglia dove ci sono genitori acquisiti. D_Sei contenta quando un tuo libro diventa un film? No. Mi fa comodo perché il denaro del cinema è quello che mi consente di scrivere ciò che voglio scrivere. Ma non sono contenta dei risultati. In particolare di Mrs. Doubtfire, che trovo sentimentale e finto, soprattutto nel finale. Del mio libro è rimasta l’idea brillante del travestimento, il resto è stato stravolto e rielaborato in modo diverso. Il bello dei libri, a differenza dei film, è che fanno vedere le motivazioni, anche quelle più profonde e inconsce, che stanno dietro ai comportamenti e alle azioni, e che le fanno vedere alla velocità che decide il lettore.
Le domande non finiscono più: su altri libri, sulle sue letture, sulla scuola e la società inglese, sui pregiudizi… ma finisce il nostro spazio, che andiamo a chiudere in bellezza con una anonima poesia dei soliti Osvaldi, che per lei l’hanno scritta e a lei l’hanno letta per ringraziarla dei suoi libri e di essere stata con noi.
Il grazie è anche nostro: per Anne e per i fuorilegge che c’erano (almeno col pensiero).
Speranza
Urlo.
La voce rimbomba nella quiete
e lo sguardo è fisso
lì, nel più acuto
un barlume
salva il dopo…
Solitudine.
E l’abbraccio tanto atteso
non si nasconde nell’orizzonte.
Il rumore del silenzio
porta a galla i pensieri…
Un giorno poco lontano
accende i sogni e la speranza.
Per saperne di più su Anne Fine potete visitare il suo sito, dove troverete anche tanti segnalibri ed etichette per personalizzare i vostri libri.
Ecco alcuni dei più bei libri per ragazzi di Anne pubblicati in Italia:
Un padre a ore (Mrs. Doubtfire), Salani, 1994
Bambini di farina, Salani, 1995
Qualcosa in comune, Salani, 2000
Quella strega di Tulip, Fabbri, 2002
Magia interrotta, Salani, 2002
Era così diverso, Fabbri, 2002
Non c'è campo, Salani, 2003
Più si è, meglio è, Salani, 2005
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