Storie. Ne ho un sacco in testa. Grazie a mia madre. Quando ero piccolo si sedeva sul letto accanto a me e intesseva storie bellissime. Non ho mai capito se ripescasse nella memoria le fiabe che un tempo qualcuno le aveva raccontato, o se fosse lei a inventarle. Un po’ tutte e due, forse. Ma in qualche modo si sono impossessate di me, e anche se lo volessi non potrei mai liberarmene. Ce le ho in testa, sempre, non le racconto a nessuno né le tramando, che poi è il percorso naturale delle storie. E intanto loro non mi lasciano, si contorcono e si divincolano, crescono e cambiano, ed è come se fossero diventate parte della mia vita. Hanno preso l’abitudine di venirmi a trovare quando il mondo là fuori comincia a confondermi. E la cosa buffa è che non sembrano fantasie. Sembrano storie vere. È come se fossi un loro personaggio fisso (…). È come se le persone che popolano la mia vita vera in qualche modo trovassero una loro collocazione in queste storie. Il perché non lo so. E non si tratta più delle storie che mi raccontava la mamma. Sono diverse, ora. Parlano di me. da Io sono l'arcobaleno, Buena Vista, pp. 24-25