Zoe andò all'appuntamento con Simon lasciando suo padre addormentato sul divano. "Che cosa devo fare?" continuava a chiedersi. Rasentò un muro sbrecciato sul quale un poeta sgrammaticato aveva scritto con lo spray: la vita è un'illusione che dura poco.
Simon l'aspettava sulla solita panchina. Sedeva a capo chino, gli occhi chiusi, come fosse in chiesa. La sua diafana bellezza la colpì una volta di più. Non riusciva mai a ricordarla esattamente e ogni volta la sorpresa le toglieva il respiro. Accanto a lui, sulla panchina, era posato il quadro; dal lato opposto c'era una malandata valigia marrone.
Simon sollevò la testa e i suoi occhi si aprirono di colpo per incontrare quelli di Zoe. "Buonasera" sussurrò, spostando la valigia per terra. "Siedi qui vicino a me". Zoe gli si avvicinò. Simon le prese la mano e gliela baciò. "Ricordi la tua poesia, Zoe? Stavolta mi tramuterò in raggio di sole".
Zoe rimase interdetta per un attimo, poi un timore repentino la fece trasalire.
"Attendi l'alba con me, Zoe".
Gli occhi di lei si dilatavano via a via che il senso delle sue parole le diveniva più chiaro. "No! Non farlo!" Benché poche ore prima quella prospettiva le fosse sembrata così ragionevole, adesso era sopraffatta dall'irresistibile bisogno di fermarlo. Non sopportava l'idea di perdere anche lui.
scheggia da Il bacio d'argento di Annette Luise Kurtis scelta da Giacinta_avamposto La grande quercia, pag.185-186