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pordenonelegge.it, il racconto

zebra

 

Quella di pordenonelegge.it non è soltanto una Redazione Fuorilegge. Devi entrarci almeno due volte per capirlo. Due volte, a distanza di un anno. Così capisci cosa significhi per queste ragazze e per questi ragazzi tornare. E tornare protagonisti.

Sicuro, protagonisti lo saranno stati anche durante l’anno. Protagonisti in matematica o in composizione musicale; ottimi interpreti al laboratorio teatrale o geni del computer; primi sul traguardo dei 5.000 metri o su quello dei temi d’italiano; vincitori in amore, a volte vinti e tutto sommato anche un pareggio non è da buttar via... Sì, ma protagonisti in Redazione FL è un’altra cosa :-)

 

Arrivano da Porcia, alle porte di Pordenone, insieme nei giorni di scuola, alla spicciolata il dì di festa, varcano la porta col cartello Redazione e cominciano la vestizione: infilano il cartellino biancarancio coi colori e le scritte FL, indossano il sorriso d’ordinanza, vestono di bloc-notes e penna, qualcuno con  noncuranza sfodera l’iPad, poggiano il mento sui libri che in questi giorni hanno letto avidamente per diletto o per consegna, posano la felpa che qualche mamma tanto premurosa ha incollato loro addosso nonostante i trenta gradi e... partono.

Vanno dove li porta il libro: dove li hanno indirizzati Silvia, Paola, Alessandra, Caterina, Chiara, la componente senior (traduci, adulta) della redazione, che da giorni e settimane prepara questo evento. Chi intervista il vulcanico Tozzi? Chi affronta De Fombelle e i suoi libri a metà? Chi batte alla porta di Antonio Ferrara? E via di questo passo, tra interviste molto ambite – come quelle al seguito di Claudia, la nostra fotoreporter, e della sua videocamera – e abbastanza temute, tipo quelle con libro assegnato la sera precedente, causa indisposizione del titolare o pigro di turno. E allora via con le domande: da preparare, cancellare, scrivere su preziosi foglietti di carta, utili per il ripasso ma da tenere nascosti, perché non capiti come l’anno passato, quando quel diavolo di Federico Taddia il foglietto se l’è mangiato, domande comprese, e al malcapitato redattore ha detto con sorriso un po’ beffardo: «la prossima domanda?».

Ecco, se le raccontano i redattori: si tramandano aneddoti e storie da un anno all’altro: «Te la ricordi Margherita Hack?», «Tu c’eri con la Zenattì?» e calcano l’accento sulla ì. Appena possono sottolineano l’esserci già stati, come una medaglia, non per vantarsi, ma per sentirsi parte ancora di più, per dirsi e  dirci che sono tornati e che forse torneranno ancora, che da qui non li manderà via nessuno e mai, che appena appena i genitori, quando fa sera, potranno riportarseli a casa e i prof dell’indomani torturarli con un po’ di studio. Poco, però, perché deve esserci un patto: io vado e faccio il bravo, voi mi lasciate vivere, fino a domenica. Sì, d’accordo la sera a casa, la mattina, chi deve, a scuola, ma poi appena suonano la sveglia o la campanella si torna qua, a fare squadra, a fare avamposto Zero in condotta, a fare FL.

Vederli ed ascoltarli col microfono in mano è semplice: basta scorrere le pagine del blog che dedichiamo a pordenonelegge.it e trovare le interviste in audio e in video. Idem gli articoli: stanno tutti lì, in bella fila, con le parole e le misure che i redattori “grandi” rivedono proprio come gli editor di una vera redazione (del resto, questa cos’è?). Ma il bello è osservarli all’opera, prima e durante e dopo, vederli ed ascoltarli con sguardo e orecchio che arrivano da fuori. Diciamolo: il backstage, per chi se lo può permettere, è un gran godimento. Ridono, scherzano, si impegnano, si suggeriscono, si aiutano si prendono in giro, si prendono in braccio e quando entra qualche capotruppa adulto (ciao Elisabetta) gli regalano prima un buongiorno e poi un ciao, prima un come va e poi un sei un grande e battiuncinque.

In mezzo ai veterani ci sono quelli nuovi. All’inizio studiano: senza aneddoti, senza storie, senza ricordi da raccontare. Ma bastano un paio d’ore e sono dentro, protagonisti pure loro, e non ti accorgi più della differenza. E se arriva qualcuno da fuori (ciao Silvia) lo accolgono come fosse di Porcia, casa loro.

Adesso un servizio come si deve dovrebbe citarli tutti, uno per uno, ma come si fa? E se ne dimentichiamo uno? E quanti erano? Non è più bello pensarli tutti assieme?
Sono gli Zero in Condotta.
Per noi valgono Dieci. E lode.

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