Caro autore ti scrivo - Vango (menzione speciale)
Spettabile signor Timothée de Fombelle,
Mi chiamo Luca Urban e sono un ragazzo di 12 anni che sta per iniziare la seconda media.
Ho appena finito di leggere il suo libro Vango. Tra cielo e terra e ho pensato di scriverle le mie impressioni. Non le nascondo che alla vista di un tomo di oltre quattrocento pagine ho preso paura: " non ce la farò mai" ho pensato.
Ero tuttavia incuriosito dal fatto che si trattasse di un giallo, genere che a me piace moltissimo. L'inizio non è stato incoraggiante: ho avuto difficoltà a seguire in continui salti temporali e spostamenti di luogo e spesso i personaggi erano inseriti in un contesto storico e in posti a me sconosciuti. Ad un certo punto ho capito però quale doveva essere la chiave di lettura giusta: più che leggere un libro si trattava di immaginare di assistere alla visione di un bellissimo film d'avventura. Ecco che i miei occhi diventavano una macchina da presa che inquadrava via via i personaggi e le scene. Le descrizioni dettagliate, ma non troppo, di luoghi e monumenti ( vedi la scena in cui Vango si arrampica sulla facciata di Notre Dame per sfuggire ai suoi inseguitori) altro non erano che le riprese filmate di un certo posto e mi permettevano di vederlo esattamente davanti ai miei occhi. I continui flash back diventavano scene spettacolari con tanto di sottotitoli. Riuscivo a scorgere, nella lettura, le espressioni dei volti dei personaggi, a immaginare realmente quali sentimenti in quel momento provassero. A quel punto non era più importante sapere se Stalin, Hitler, Mazzetta o Zefiro fossero uomini realmente esistiti o invenzioni della sua fantasia: insieme, reale e fantastico si fondevano in un magico intrigo che mi scorreva davanti. Spettavolare il personaggio di Hugo Eckener: mi ha colpito la sua capacità di ironizzare nella drammaticità degli avvenimenti, metodo che risulta spesso molto efficace per togliersi abilmente dai guai.
Che dire di Boulard? È un commissario goffo e impacciato, che si atteggia ad abile investigatore, uomo tutto d'un pezzo, succube dell'anziana madre che lo tratta ancora come un bambino. Mi ricorda Zenigata, il commissario che insegue sempre Lupin.
Sono tanti i personaggi e ognuno ha un profilo così ben definito che mi permetterebbe ( se ne fossi capace!! Ahimé, in disegno sono una frana!!!) di farne il ritratto: la Talpa, piccola e fragile con l'espressione triste e misteriosa, Ethel, ragazza vivace e intraprendente; Mademoiselle, donna dolce e silenziosa. Sopra a tutti c'è la figura di Vango, l'eroe protagonista, il cavaliere senza tempo, capace di mettere in gioco la propria vita e il proprio destino per ritrovare una verità nascosta, un dramma misterioso che lo tormenta e non gli consente di assaporare il piacere della pace e della tranquillità interiore.
Vango è come Mowgli ne iIl libro della giungla, un acrobata selvaggio alla ricerca di se stesso e del suo posto nel mondo. Come in ogni fiction degna di rispetto, la fine del libro ti lascia ancora in suspance: abbiamo trovato il " tesoro" ma che fine farà Zefiro? E Stalin, Boulard, Mademoiselle? E Vango sarà ora soddisfatto? Sicuramente no! A questo punto non potrò non acquistare l'altro suo libro proseguimento di Vango.
Le vorrei fare un'ultima domanda: ho scoperto che lei è appassionato di teatro e ciò mi ha riconfermato che la mia chiave di lettura non è stat poi così sbagliata. Se mai metterà in scena Vango, porterà il suo spettacolo qui a Pordenone. Mi piacerebbe molto scoprire se ciò che io ho immaginato corrisponde davvero a ciò che lei voleva farmi vedere.
Luca Urban


