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Libr'aria 2011, il racconto

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Tanta gente, tanti bambini e ragazzi, tante famiglie, tanti libri, tante parole, tanti alberi, tanti disegni, tante foglie, tanto caldo e tanti... fuorilegge!


Non bastano, però, tutti questi “tanto” per raccontare Libr’aria, il piccolo festival dei libri e dei lettori all’aria aperta che, dal 26 al 29 agosto si è svolto ad Albinea, nel Parco dei Frassini, accanto alla biblioteca comunale Pablo Neruda. Per raccontarla bene, bisogna dire tante cose...

Per raccontarla bene, bisogna dire del caldo torrido e appiccicoso del venerdì. Altro che aria aperta... aria bollente, ma non abbastanza da scoraggiare i partecipanti al festival che, da subito hanno affollato laboratori e incontri. Bisogna raccontare delle ombre dei frassini, dei gelati, delle boccate d’acqua fresca (ad Albinea si beve l’acqua... del Sindaco, e la fontana emette pure le bollicine!), dei decori svolazzanti tra i rami del parco, appesi agli alberi nella bella esposizione Foglie, fogli, sfoglio... realizzata coi lavori prodotti dai bambini e dalle bambine delle scuole d’infanzia e primaria. Magari fra un anno troveremo questi decori in piazza, nei grandi striscioni colorati che raccontano i percorsi grafici e pittorici di un anno fa.

Per raccontare Libr’aria bisogna dire delle ragazze fuorilegge che arrivano all’appuntamento di redazione_FL mezz’ora prima del dovuto, col volto imperlato di gocce di sudore e gli occhi che chiedono chiaro e forte: allora, si comincia? Attorno a loro si riuniranno in tanti, sotto la guida paterna e tecnologica di Davide, pronti a gettarsi sugli eventi, sugli ospiti, sui visitatori, armati di block-notes, penna, videocamera e microfono: con tante domande e tanti grazie nella bocca e nella testa.

Per dire di Libr’aria e magari farvela vedere, serve pensare ai blocchi d’argilla di Caterina Perini, che guida la sua allegra truppa a costruire foglie... d’argilla. Dare le forme, le nervature, disegnare con le mani, fare seccare, poi andranno cotte e... appese ai rami, naturalmente: dove, se no? E poi dire della lingua Piripù e ascoltarla attentamente: irrompe al festival con Emanuela Bussolati, che l’ha inventata, scritta e disegnata. E ora la dice e non la traduce: ce n’è bisogno’ Macché! I bambini la capiscono benissimo: per loro il tirititrillo non ha segreti. Per dire di Libr’aria bisogna vedere tutti quei bambini sdraiati a terra, che appiccicano carte colorate per disegnare il mondo Piripù. Sono gli stessi che insieme ad altri, domani, riempiranno di colori le sorprese visive elaborate per loro da Vittoria Facchini. Il senso è questo: fare, divertendosi. Un po’ si ascolta, un po’ si disegna, si incolla, si colora e insieme ci si stupisce dei risultati, che non sono belli perché le cose dei bambini sono tutte belle, ma perché se ci credi e se hai una buona guida, una maestra capace, il risultato è bello per davvero. Vittoria dice “fate!” e poi dice “guardate!” e gli ohooohhh.. di ammirazione si sprecano. La ritroviamo a sera, Vittoria, che ha mangiato di corsa e adesso, in compagnia di Arianna  Giorgia Bonazzi si prepara a divertirci ancora. Insieme hanno fatto un piccolo, grande capolavoro: Mamme, un albo illustrato che elenca in modo divertente tutte le mamme del mondo. Tutte, proprio tutte? Beh, no, ne manca qualcuna: manca la mia, dicono i bambini di Albinea e allora via... a raccontarla: Arianna li aiuta a mettere le parole e Vittoria le disegna tra le risate generali. Risate: perché i bambini fanno ritratti divertenti, di mamme un po’ arrabbiate ma dolcissime e i pennarelli di Vittoria aggiungono e sottolineano con irriverenza affettuosa. Che divertimento! Lo stesso che, la sera prima, ci aveva regalato la Caccia al babalibro, con bambini impegnati a leggere e giocare e a dare la caccia a mamme e papà che si esibiscano davanti a tutto il pubblico per cantare una ninnananna. Sì, per raccontare Libr’aria bisogna ascoltare il silenzio della sera nel parco, che si riempie delle voci della gente che arriva, del microfono che annuncia potente l’inizio della serata al festival, delle risate allegre, delle ninnenanne, della vocina che sussurra la mia mamma è... beeella, delle voci mutanti dei fuorilegge che incalzano gli autori: perché scrive, come scrive, quando scrive...?, e i vistatori: perché legge, come legge, quando legge...? E poi, luci spente e silenzio che ritorna, fino al mattino.

Ecco, Libr’aria la vedi il mattino, negli occhi del primo che arriva: chi sarà? Avrà occhi spenti o accesi dal sole che prepotente vuole imporsi agli alberi. Ma loro resistono e fanno ombra alle sedie che aspettano. Sedie: chi ne avrà messe così tante? Si riempiranno anche alla luce indiscreta del giorno? Sì, lo faranno: saranno piene di giovani apprendisti scienziati e di altri, meno giovani ma altrettanto appassionati, calati qui per parlare con Telmo Pievani, in un sabato mattina di luce e vento (che, gentile, si porta via il troppo caldo e, meno gentile, strapazza gli striscioni Piripù). Telmo racconta di evoluzionismo, mica scherzi! Dieci e trenta del mattino, tante persone e un LorenzoSeiAnni che fa domande sul sole e il colore della pelle e i Pokemon. Un LorenzoSeiAnni che presenzia a ogni incontro e ha domande anche per Folco Quilici, regista, scrittore, avventuriero del mare che confessa davanti a una folla numerosissima: il mare? fa paura! Folco invece no, non fa paura, anzi incanta il suo pubblico con le sue lunghe storie di mare, che se mettono la maiuscola divento il titolo del suo ultimo libro, reso prezioso dalle belle illustrazioni di Alessandro Sanna.
Ecco, Libr’aria è Folco, uno che di mondi ne ha visti un mondo, che dice: che bel posto qui, che bella tutta questa gente, che bella questa Libr’aria!
Scienza e avventura e... misura. Già, anche questo è il festival all’aria aperta: Luca Malagoli e i suoi scatenati misuratori che, armati di metro e uviametro (!), misurano ogni cosa all'aria aperta, percorrendo il parco in sù e in giù: l’albero più grasso, l’albero più magro, quello perticone e il più bambino, il passo del vento, l’ardore del sole e il numero dei ceci. Di quali ceci si trattasse non è dato sapere, ma importa forse a qualcuno?

Si va avanti, e non fa niente se Licia Troisi non ha potuto arrivare, perché i suoi fan non mancano e per consolarli Licia è in collegamento video via skype e perché, in sua vece, è arrivato a Libr’aria Paolo Barbieri, che illustra le copertine dei libri di Licia e anche i libri d’immagini che hanno fatto assieme e adesso sta illustrando e scrivendo anche un libro tutto suo: Le favole degli dei. Mitologia greca aromatizzata col fantasy: lo aspettiamo. Paolo disegna anche per i visitaori del festival: non solo sulla grande lavagna e quando Licia parla, ma anche prima e dopo, seduto al tavolo e sui piccoli fogli che i visitatori attendono di ricevere in regalo, come ricordo indelebile del festival: un disegno del Mondo Emerso? Per me? Ma è Nihal... posso portarla a casa? Piccole felicità in bianco e nero: grazie Paolo!

Puoi raccontare queste giornate inseguendo i bambini e i grandi che li accompagnano lungo i sentieri della collina, fino al Parco Fola e a Villa Tarabini, che per l’occasione ha terminato i lavori di restauro e si è fatta bella, anzi bellissima. Da qui inizia la Parco Parade, il percorso di storie e musiche che riporta tutti al Parco dei Frassini: da parco a parco, da storia a storia, in compagnia di Alessandra, Gianluca, Francesca, Cristina, Eros e ovviamente di LorenzoSeiAnni che non fa domande, ma ascolta, insieme a MaiaTreAnni a GiorgioSeiAnniAncheLui, a VittoriaNoveAnni, SofiaUnidiciAnni e Viola e Vittoria e Martina e Valentina e Jacopo e Simone e Margherita e Lorenzo e Camilla e...

Puoi raccontare Libr’aria se dici di quanto è bella questa biblioteca; di Cristina e delle altre bibliotecarie e delle volontarie che fanno fronte alla folla delle grandi occasioni; di un sindaco che tutti chiamano per nome, Antonella, che ha voluto e bivoluto e trivoluto questo festival, portandolo in giunta (wow!), andando a caccia di sponsor e sistemando per strada i sacchetti per l’immondizia, così che il festival non lasci tracce sgradevoli. Puoi dire di Alfonso che sovrintende a ogni cosa. Sedie? Ci sono. Microfoni? Eccoli. Depliant e locandine? Stampate. Insegne e segnaletiche lungo la strada? Vado a metterle. Ristorante? Prenotato. Viaggi? Programmati. E anche di Vera, che per l’occasione si fa immortalare dietro un computer, mentre fruga tra gli articoli della redazione_FL; o di Caterina e Gabriela e Paola, che non possono essere qui, ma ci sono. E da casa correggono, aggiustano, scrivono, incoraggiano.

Tanta gente, tante cose, tante idee. Adesso, tanti ricordi. Riviveteli insieme a noi sul blog che la redazione_FL ha costruito. A loro, a tutti, grazie!