Non sappiamo chi sia Luke, non sappiamo da dove scriva né quanti anni abbia. Però quello che ha scritto e ha mandato a Fuorilegge ci è piaciuto. Molto. E lo pubblichiamo volentieri perché i suoi Giorni inafferrabili forse appartengono anche a molti di noi.
A volte mi chiedo se sono io che sbaglio. Può essere, nessuno è infallibile, anzi sono proprio i nostri difetti a essere testimoni della nostra umanità, credo. Forse è solo una scusa. Non so.
Avete presente quando arriva il momento in cui si incrina qualcosa in un rapporto? Non parlo esclusivamente di amore, sia chiaro. Quel dettaglio che diventa sintomo di qualcosa di più grande, un silenzio, uno sguardo, una certa scelta di parole. Potrebbe essere qualsiasi cosa, davvero. Lo avverti come uno spiraglio che apre la via a una discesa. Ti vengono quasi le vertigini a guardarci dentro.
Capita. Capita spesso. Almeno a me.
Poi è difficile orientarsi con precisione. Come sotto stelle sconosciute, barcolliamo incerti sui nostri passi nella notte. Non sono mai stato un bravo boyscout, in questo senso. Quindi vai avanti quasi a tentativi, come fanno i non vedenti. Ti aggrappi goffamente a ciò che ti sfugge e, paradossalmente, finisci col perderlo del tutto. Puff.
Si sa, ci si allontana, poi. E' la risacca del mare che ti frega. Si porta via tutto, anche quando non hai niente. E poi? Poi si cambia, è inevitabile, solo così puoi dire di aver imparato qualcosa. Eppure, più in là nel tempo, distrattamente, ti capiterà di voltarti di nuovo, di guardare per un attimo quel passato che ti sei lasciato alle spalle. Ai volti che ti hanno dimenticato, che pure tu cominci a non ricordare così bene. E avrai nostalgia, un qualcosa che ti si piazza alla gola. Ti ruba un paio di respiri.
E' un meccanismo che conoscono tutti, è inutile lamentarsi. "Luca, svegliati, è così che va". Eppure mi sembra tanto una fregatura, un qualcosa da cui non esci mai vincitore.
Non basterebbe fermarsi un attimo? Non aprire quel varco, quella voragine, tenerla sospesa solo per un secondo in più. Liberarsi dalla cieca obbedienza al proprio istinto. Perché il tutto, alla fine, si riduce anche a questo. E senti che una parte di te sta su quell'indefinito patibolo dove, poi, dovrà morire. "Luca, questo è normale, è così che si cresce". Mah.
A me non piace molto il concetto di taglio netto. Preferisco parlare di cambiamento. Ecco, cambiare significa andare avanti, elaborare un nuovo modo di stare al mondo. Non si sbarrano le porte, si cambiano le entrate. Magari con un buttafuori un po' più selettivo. Scusate sto degenerando. Chiedo scusa.
E quanti cadaveri sul sentiero dell'orgoglio. Quante quelle parole non dette che poi ti rimangono dentro, come mosche tra i nostri pensieri. Non sono mai riuscito a scacciarle del tutto. E' col tempo che diventano meno rumorose, meno insistenti.
Eppure.. penso, mi fermo, rifletto ancora.. osservo la lavagna di questi pensieri.
Magari è vero che non ho capito niente io.
"Lo so che mi son fatto prendere la mano, però uno sfogo fa sbagliare spesso la misura" per citare Ligabue.
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Ti saluto, sperando di non aver travisato le tue parole, con Vasco e una sua canzone...
"Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha..."