25 aprile_ Piacenza, ore 11,00
Sul palco, allestito nella piazzetta Mercanti, tra un variopinto dispiegamento di stemmi cittadini e lo schieramento delle autorità, spiccano per contrasto un ragazzo e una ragazza, un po’ intimoriti, con il loro libro tra le mani.
Sono proprio loro, i ragazzini dell’avamposto Le Vedette, i primi ad intervenire, per aprire la giornata della Liberazione con le loro letture: Martina, sicura e partecipe, presta la voce alle parole di Un garibaldino di nome Chiara, di Lia Levi; Marcello trasmette tutta la tensione di Lola, protagonista de I ragazzi di villa Emma, di Giuseppe Pederiali. E poi gli applausi scrosciano, e loro, piccoli ma consapevoli, passano la parola al presidente ANPI, al presidente della Provincia, al Sindaco. Lassù, sul palco, per tutto il tempo, emozionati e un po’ intimoriti di ritrovarsi in mezzo a tante personalità.
Ecco, oggi mi sembra la conclusione perfetta, per Martina e Marcello e tutti i componenti dell’avamposto Le Vedette, di un percorso che si è sviluppato nel corso di un intero anno scolastico: dai laboratori di lettura promossi dalla Biblioteca Ragazzi "Giana Anguissola" sul Risorgimento, alla proiezione del film documentario I ragazzi di Villa Emma di Aldo Zuccalà nel giorno della memoria, a un approfondimento sui temi della Shoah, i conflitti, i diritti, la cittadinanza, l'incontro-scontro con l'altro. Per trovare il primo esito, il 16 aprile, a scuola, in Voci di libertà, una maratona di lettura promossa dall'Assessorato al Futuro del Comune di Piacenza: proprio nel giorno in cui si apprendeva della morte, a Gaza, del pacifista e cooperatore italiano Vittorio Arrigoni, i ragazzi della scuola Calvino, sezione di via Stradella, dedicavano l’intera mattinata a storie, parole, immagini e musiche per riflettere sulla libertà del passato e del presente, sulla libertà che ci ha trasmesso la Liberazione e su quella vissuta sulla propria pelle ai giorni nostri, su libertà conquistate o negate. Fino ad oggi, 25 aprile, giorno ufficiale della Liberazione.
Una bella conclusione: la testimonianza di una esperienza vissuta in prima persona da questi ragazzi e ragazze che hanno accettato la sfida di leggere, di mettersi in gioco, di riflettere, di farsi interpreti di storie per trasmetterle ad altri. Un percorso di consapevolezza. Di libertà. Di resistenza. Perché anche questo è la lettura: la possibilità di misurarsi con tutte le possibilità, persino quella di ritrovarsi, a 11 anni, sul palco delle più alte autorità cittadine per far sentire, alte, le proprie voci, le proprie parole. Voci e parole di libertà.
Qui si fa l’Italia o si muore!
Ormai la lotta era corpo a corpo, sempre più dura e feroce. Anche se, in tutto quell’inferno, uno dei nostri ufficiali, passando a cavallo, riusciva a gridarci: - Rispettate i nemici, rispettate i feriti, anche loro sono italiani! (…) Lo sforzo è stato grandissimo.
Qualcuno l’ha sentita direttamente la frase di Garibaldi, ma anche chi non c’era l’ha udita poi raccontare e riraccontare. Sì, perché in un momento terribile della battaglia, quando persino Bixio ha dubitato e ha chiesto al Generale se non fosse meglio ritirarsi, Garibaldi ha risposto: - Qui si fa l’Italia o si muore! – e tutti hanno ripreso a combattere con più foga.
da Un garibaldino di nome Chiara, di Lia Levi, Piemme, pp. 100_101
letto da Martina_ avamposto Le Vedette_ Piacenza
Come una lepre tra i denti della tagliola
I due soldati motociclisti spuntarono improvvisamente dallo stradone per Redù e puntarono decisi verso Lola, come se stessero cercando proprio lei. La raggiunsero in un baleno, uno a destra e uno a sinistra. Non poteva tentare di scappare attraverso i campi o di raggiungere la casa di Carlo. Terrorizzata, la ragazza rimase ferma, tra i due soldati tedeschi, come una lepre tra i denti di una tagliola.
«Tu che conosci un poco d’italiano, chiedile la strada per Bologna» disse uno dei militari all’altro, parlando nella loro lingua.
Rinfrancata dalla scoperta che cercavano soltanto un’informazione, Lola stava per rispondere che la strada provinciale era in fondo a Via dei Borghi, cioè poco lontano. Si fermò appena in tempo, con già la prima parola a fior di labbra. Come avrebbe potuto spiegare che capiva e parlava il tedesco perfettamente? Aspettò che l’altro soldato faticosamente le domandasse:
«Sighnorina, quale strada condurre Bologna?».
«Di là, sempre diritto» rispose Lola, gesticolando come facevano sempre gli amici italiani, anche quando non indicavano strade.
«Danke vielmals!»
Invece di andarsene rimasero ad osservarla. (…) Il cuore ricominciò a battere forte nel petto.
«Come ti chiami?» chiese uno.
«Come ti chiami?» tradusse l’altro.
«Luisa» rispose Lola.
«Ciao Luisa.»
Partirono col motore che ruggiva, tra polvere e fumo puzzolente, ma a Lola parvero la musica e il profumo più gradevoli del mondo.
da I ragazzi di Villa Emma, di Giuseppe Pederiali, Bruno Mondadori, p. 106
letto da Marcello_ avamposto Le Vedette_Piacenza
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