E così abbiamo acceso un bel fuoco il giorno di Natale. Tony ha preparato il pranzo, ha lasciato a Billy la giornata libera: «Oggi niente faccende in casa, okay?» gli ha detto. A vedere come tratta suo fratello divento matto certe volte, ma ha fatto del suo meglio perché avesse un bel Natale. Ha preparato lui da mangiare e gli ha regalato un paio di scarpe da football.
«E queste da dove arrivano?» ha domandato Billy.
«Non chiedermelo, è meglio» ha detto Tony.
A me ha regalato un paio di pantofole, e io ho preferito non domandargli dove le avesse prese. Quanto a me, io non ho rubato per fare i miei regali. Ho chiesto a Susan Harris di di sferruzzare due maglioni per i miei ragazzi. «Buon Natale» ha detto. «Che sia felice e intenso e caldo. Ne avete bisogno in quella casa.» Lei li ha lavorati a maglia, io li ho regalati ai miei ragazzi. È bello che ci abbia dato una mano.
E poi, e poi ero seduto sulla mia poltrona. C'erano tutti i pezzi del pianoforte ammucchiati in un angolo; c'era un bel caldo, ma era un fuoco pessimo: schioccava e lanciava scintille sul tappeto. Ho guardato Billy lì seduto a fissare il fuoco. E ho cominciato a pensare a tutte le cose che non avevo potuto dargli per questo suo Natale. Niente grandi regali, niente albero di Natale illuminato e no, niente mamma. Dov'era la mia amata Sarah ora che avevamo bisogno di lei? E dio solo sa quanto avevamo bisogno di lei.
Tony è arrivato con il tacchino. Mmm, aveva un buon profumino. «Buon Natale» ha detto.
«Buon Natale» ho detto. E poi non ce l'ho più fatta, io non volevo, ma... sono scoppiato in lacrime. Ero lì seduto e ho cominciato a piangere davanti a loro tre che mi guardavano, non riuscivo a smettere di piangere. Ho lasciato che le lacrime mi rotolassero giù per le guance e ho lascito che loro le vedessero rotolare. Ne avevo avuto abbastanza. Non avevo nient'altro da dare.
(...)
Praticamente ho fatto tutta la strada correndo. Avevo voglia di piangere ma basta, non ne potevo più di piangere. Ho pensato: devo fare qualcosa. E intanto storcevo la faccia per non lasciare uscir fuori le lacrime.
Questi ultimi mesi sono stati duri per tutti, ma non si discute, questo sciopero non poteva capitare in un periodo peggiore. Mia moglie è morta. Ho due ragazzi da tirar su da solo. Tony che diventa ogni giorno più rabbioso. La madre di mia moglie che vive con noi, e non ha più la testa. E poi Billy. Be', nessuno mi dice mai niente del mio Billy. Si limitano a guardarmi e a sorridere. Cosa si può dire del nostro Billy? Lui è un po' matto e fa un mucchio di cose strane, ma è il nostro Billy, lui è così.
Ma c'è una cosa che va detta di lui, e io non l'avevo mai capita, finora: Billy è bravo.
Ora, io non so niente di danza e di ballare, ma ho visto i ballerini alla televisione e dico che Billy è bravo almeno quanto loro.. Ed è incredibile, non l'avrei mai immaginato. Non ho mai pensato che potesse essere un atleta. La Royal Ballet School! Pensavo che fosse solo un modo per farmi buttar via dei soldi che non ho, ma... E se Billy...? Be', perché no? Se potesse farcela, se davvero avesse del talento?
Mi girava la testa. Non avrei potuto far niente per lui nemmeno se fosse stato Rudolf Nureyev. Ma, diciamolo, non potevo cavarmela così. Se Billy era abbastanza bravo da poter diventare un ballerino di danza classica, se lui voleva diventarlo, io dovevo trovare il modo di aiutarlo. Ero il suo papà.
da Billy Elliot, di Melvin Burgess, Fabbri 2002, pp.140_141 e 150_151 isbn 88-451-2890-3
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