Eravamo davvero tanti al convegno Cartoline dalla terra di nessuno (Cagliari, 13-14 novembre), sicuramente più del previsto, considerando il numero delle sedie aggiunte all’ultimo momento,
chi arrivava di corsa dall’aeroporto sperando di non essere in ritardo, chi si aggiungeva nel pomeriggio facendosi raccontare della intensa mattinata. Una splendida giornata di sole cagliaritana ha consentito una pausa all’aria aperta, durante la quale si sono fatti nuovi incontri, qualche progetto e piacevoli chiacchiere di libri, scuole, festival, librerie e prossime occasioni.
Ma una cosa è certa, provare a dire qualcosa di nuovo sulla promozione della lettura per adolescenti (per questo eravamo al convegno) è davvero difficile. Non perché le novità non ci siano, né manca il fermento di idee e progetti, e anche autori ed editori si danno da fare. Ma…
Ecco, ma.
Per chi, come me, come noi, si occupa da anni di lettura e letteratura per ragazzi i momenti come questi possono essere più cose insieme.
Sicuramente un piacevole momento per ritrovare persone magari perse di vista da un po’ di tempo per raccontarsi le ultime storie di lavoro, di vita, di libri, quello zoccolo duro di chi, come diceva Moravia in uno dei suoi racconti, prova ad andare anche “contro corrente”, senza sapere con certezza se la meta sarà quella desiderata, ma provare è già un passo dalla parte giusta; incontrare ed ascoltare finalmente un autore che incuriosisce o un esperto sconosciuto; risentire e ritrovare la conferma che quell’idea di leggere con e per gli adolescenti continua ad avere un senso, e allora questo scambio di pensieri, percorsi, ricerche, libri fornisce ancora uno stimolo per continuare.
Ma…
Ma mi manca la svolta, quel progetto, quella proposta, quella spinta che dopo tanto tempo potrebbe fare la differenza.
Quindi rifletto su alcune cose.
1. Cose che mi sono piaciute (ma mi piacevano già).
Libri “in salita”: in salita, qua, sull’isola, è anche un modo per dire che una cosa non è semplice, che il tempo è poco, che si potrebbero trovare altre strade, in questo caso altri libri. Magari più facili e semplici, ma più banali e meno interessanti. Ma tanti libri che proponiamo agli adolescenti – o giovani adulti, o teenagers, o young adult che dir si voglia - paiono a volte “in salita” perché gli autori sono scrittori che amano le sfide, raccontano storie che affrontano temi che scottano, pongono interrogativi che mettono in gioco anche noi adulti che di tutto ciò continuiamo a occuparci e preoccuparci. Salite che però diventano discese, superate le prime difficoltà di lettura. E allora è come andare in bicicletta, senza rotelle, non è solo più facile ma divertente e da rifare, alla prossima occasione, con il prossimo romanzo. Di rinunciarci non se ne parla.
E a questo proposito Bruno Tognolini ha puntualizzato che forse non è necessario capire sempre tutto, che la lingua può essere anche misteriosa e che questi misteri c’incantano, esercitano la “pazienza intellettuale” che diventa col tempo anche passione letteraria. Ci sono storie e romanzi che ogni tanto hanno riccioli (con riferimento ai capelli super lisci, piastrati, che pare oggi siano quasi d’obbligo!), i ricci della lingua. Ma questi ricci bisogna forse eliminarli tutti? Bisogna forse sempre e comunque facilitare la lettura, perché è più tranquillizzante? L’incanto non prevede tranquillità, ma misteriose salite e capelli ricci naturali!
2. Cose che non mi piacciono particolarmente (ma sono così e bisogna tenerne conto)
I primi tre anni di vita: è ormai assodato che le esperienze vissute nei primi tre anni di vita sono quelle che determinano il percorso di crescita di ciascun individuo. Quindi ancora una volta ritorna il background familiare, sempre sostenuto da Francesca Lazzarato, come trampolino di lancio per una crescita culturale certa. I modi e i tempi saranno quelli di ciascuno. Certo è che aver avuto alcune occasioni nell’infanzia (un adulto che legge ad alta voce le storie, ad esempio) fa la differenza. Anche perché, come sottolinea Chambers nel suo intervento, il nostro archivio mentale è sempre al lavoro alla ricerca di corrispondenze fra il prima e il dopo delle nostre letture, ascoltate prima e lette poi. Peccato che la lettura ad alta voce sia una tecnica educativa opzionale e non primaria e prioritaria in molte scuole. Sempre Chambers ha sottolineato l’importanza di “sperimentare” tutti al meglio la lettura e la scrittura, affinché queste abilità non rimangano appannaggio di pochi, fra cui ovviamente la classe politica, le cui scelte sono fondamentali ai fini della crescita culturale di un paese. Significativa quindi l’esperienza di Nati per Leggere (NPL), unico progetto di promozione della lettura coordinato sul piano nazionale, che anche in Italia ha raccolto in dieci anni di vita adesioni, finanziamenti, sostegni, patrocini, aprendo la strada a innumerevoli attività di promozione del libro e della lettura che pongono al proprio centro i piccoli lettori fin dai primi anni di vita. E allora, visto il successo di questa esperienza, perché non pensare a un progetto della stessa portata anche per chi è già un po’ più grande e magari si è perso le storie della buonanotte ma può comunque farcela a recuperare il tempo perso nonostante la fatica che comporta leggere in salita?
3. Cose ancora che mi spaventano e preoccupano un po’ (ma non posso tirarmi indietro nei confronti del progresso tecnologico...)
Libro elettronico: su questo non so bene cosa dire, se non che mi pareva una cosa lontanissima dall’uso quotidiano, non da ultimo per gli elevati costi a cui era proposto dal mercato. E forse lo è ancora, lontano. Ma oggi l’ho visto con meno timore. Aidan Chambers ha puntualizzato alcune caratteristiche delle nuove tecnologie in relazione agli adolescenti: la competenza e la velocità tecnologica può invertire i ruoli (ne sanno più i ragazzi di noi adulti); essere figli di tempi tecnologicamente più evoluti affina maggiori capacità, anche di utilizzo del tempo (provate a contare quante cose un ado riesce a fare contemporaneamente: leggere sul pc, rispondere ad un sms, sentire musica, mangiare…); i ragazzi acquisiscono nuove competenze con molta maggior facilità degli adulti… E allora? Allora, un po’ mi sono ricreduta di fronte all’esempio finale fatto da Chambers: il libro elettronico potrebbe funzionare con lettori ostinati e difficili, come molti maschi adolescenti, proprio per le sue caratteristiche tecniche: uno o due schermi (che corrispondono alle pagine), tasti per scorrere e sottolineare, audio per leggere e/o ascoltare, immagini da guardare. Insomma, una possibilità educativa in più per chi ha difficoltà di lettura. E per le femmine? Per ora mi accontento che Cime Tempestose sia fra i libri vincitori dell’ultima edizione di Xanadù.
In conclusione potrei dire che sono soddisfatta perché il richiamo non è rimasto inascoltato, più o meno tutta l’Italia era rappresentata, isole comprese. E sicuramente questo è un buon segno.
Ma…, questi ma ultimamente mi turbano come a ricordarmi che vorrei sempre di più e che dipende anche da me, da ciascuno di noi, e allora mi è venuta in mente una domanda: ma quanti (che dovrebbero sapere) sanno quanto tutti noi (quelli presenti e quelli rappresentati dai presenti e quelli che…) studiamo, leggiamo, progettiamo, sperimentiamo pensando a tutti quelli che nell’ “età del malessere” possono trovare nel leggere una chiave per aprire e chiudere porte, per trovarsi in salita e poi in discesa, per crescere con più serenità?
Io un’idea ce l’avrei… forse è ora di farglielo sapere.
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