
Nel giardino segreto: nascondersi, perdersi, ritrovarsi. Itinerari di lettura nella tana dei giovani lettori, a cura di Paola Bertolino, Eros Miari, Gabriela Zucchini, Equilibri, 2009
€ 18,00
Prendendo spunto da Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, metafora della crescita e dell’adolescenza, la pubblicazione delinea un percorso che tra giardini e isole, segreti e posti segreti, nascondigli e tane dei giovani lettori, approda alla letteratura contemporanea per ragazzi come specchio di adolescenze possibili.
Il volume nasce sul fronte della promozione della lettura, nelle biblioteche e nelle scuole, e si rivolge a insegnanti, bibliotecari, educatori e genitori fornendo loro suggerimenti e strumenti per seminare letture e crescere lettori: saggi, racconti inediti e poesie di alcuni dei più prestigiosi autori per ragazzi italiani e stranieri, una ricca antologia e una ampia bibliografia all’interno della quale selezionare i libri che più interessano ad ogni lettore.
Nel giardino segreto è una pubblicazione, è un percorso di lettura per i ragazzi e le ragazze della scuola secondaria di primo e secondo grado, è incontri di formazione e aggiornamento per bibliotecari, insegnanti e educatori.
Per informazioni: Equilibri, via San Giovanni Bosco 32, 41121 Modena, tel./fax: 059 365327, e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Qui di seguito potete leggere gli incipit di alcuni racconti e saggi inseriti nella pubblicazione, ascoltare l’intervento di alcuni autori alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna del 2009 in occasione della presentazione del volume e, alla fine, scaricare la bibliografia aggiornata del percorso.
INDICE
Molti libri, molte gocce. Storie che inondano la vita. Prefazione di Eros Miari
RIFLESSIONI
Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett: metafora della crescita, metafora dell’adolescenza, di Eros Miari e Gabriela Zucchini
Piccoli e grandi laboratori di futuro, di Domenico Barrilà
NEL GIARDINO
PICCOLA ANTOLOGIA
Sentieri di parole. Itinerari di lettura nella tana dei giovani lettori, a cura di Paola Bertolino, Eros Miari, Gabriela Zucchini
STRUMENTI
Il giardino delle letture: una bibliografia, a cura di Paola Bertolino, Eros Miari, Gabriela Zucchini
MOLTI LIBRI, MOLTE GOCCE
Storie che inondano la vita. Prefazione di Eros Miari
Succede, quando si legge.
Succede che si alzino mura immani e inestricabili, come quelle della fortezza di Gormenghast 1. Succede che si abbattano mura, come quelle della camera che Max abbandona – dopo essere stato cacciato a letto senza cena – per la sua esplorazione notturna nel paese dei mostri selvaggi 2. Succede che si tessano giardini, con parole favolose e figure armoniose, come i tappeti del giardino di Babai 3; succede che i giardini si divelgano zolla per zolla, come a Villa Ventosa 4 dove le invidie e i rancori sono il più potente dei diserbanti.
Succede, quando si legge, che si forgino mondi: felici ed infelici, fertili ed aridi, magici o reali, accoglienti o inospitali. Negli uni e negli altri, quando leggiamo, ci perdiamo.
Accade ai lettori di ogni età. Accade, fortunatamente, senza che ce ne accorgiamo, e se mai queste righe facessero di voi dei lettori troppo consapevoli dell’incanto di cui siamo vittime, allontanatevi immediatamente e perseverate a rimanere i lettori sprovveduti che siete. A volte, troppa consapevolezza nuoce gravemente a quella proprietà di cui il lettore naturale gode ampiamente: la capacità di smarrirsi. Con tutto ciò che ne consegue: sorprendersi, stupirsi, intimorirsi, provare sollievo.
È di questo che leggerete, leggendo il libro che avete tra le mani. Dello smarrimento, del conforto, dell’appagamento, del disagio, delle molte emozioni e sentimenti che contribuiscono, molto più e molto meglio di qualsiasi integratore alimentare, alla crescita dei giovani lettori. Crescita che se non sarà necessariamente fisica (ma, chissà… corpore sano in mens sana?), sarà certamente culturale, cognitiva, affettiva, relazionale.
Si è molto parlato in questi anni, tra chi si occupa di letteratura giovanile, di libri che aiutano a crescere e, addirittura, di libri che salvano la vita. Può darsi ci sia molta enfasi in queste formule che hanno il pregio della concisione e la colpa di divenire slogan. Materialmente, è molto difficile che un libro possa davvero cambiare la nostra vita e quella di chiunque. Un libro è una goccia, e che cada nel mare o nel deserto non cambia di molto la sostanza delle cose. Ma molti libri sono molte gocce e molte gocce formano laghi di lacrime salate in cui perfino Alice è costretta ad annaspare proclamando «Vorrei non avere pianto tanto! (…) sarebbe terribile se dovessi annegare nelle mie stesse lacrime!» 5
Ecco, non lo sappiamo se un libro salvi la vita, ma che molti libri possano rendere piena una vita – insieme a molto d’altro, naturalmente – di questo siamo abbastanza certi.
È anche per aiutare a riempire qualche esistenza che nasce Nel giardino segreto.
Nasce in un contesto formativo in cui si costruiscono lettori. O almeno ci si prova. Nasce nelle biblioteche e nelle scuole 6, nasce sul fronte della promozione della lettura (che assomiglia sempre più ad una trincea). Chi ha collaborato alla cura di questo libro si è scelto questo palcoscenico non certo alla moda e ha scelto questa strada: quella dei molti libri, delle molte gocce che creano laghi e mari e perfino oceani, che riempiono le stanze e gli scaffali, che inondano le esistenze, regalando parole, pensieri, emozioni, esperienze.
Può capitare, come è capitato, che ci sia la prima goccia: in questo caso Il giardino segreto, ma poi le gocce si susseguono, si moltiplicano, si rincorrono, e dal capolavoro di Frances Hodgson Burnett si approda ai tanti libri (capolavori e no) che la letteratura per ragazzi contemporanea offre ai suoi lettori. Perché ciascuno trovi il nutrimento giusto al momento giusto, ben sapendo – per dirla con Pennac – che «per un certo periodo leggiamo insieme buoni e cattivi romanzi (…) E poi, un bel giorno, è Pasternak ad avere la meglio» 7.
Un libro, dunque, per proporre lettura: in ogni forma. Come bibliografia, antologia, saggio, racconto. Un libro a molte mani e molte voci, per incontrare tanti e diversi possibili lettori.
«Noi crediamo al potere delle storie» 8, scriveva Vera Sighinolfi nella prefazione a E per questo resisto, volume a questo gemello, antologia di saggi, racconti e brani che ritraggono i bambini e i ragazzi resistenti, specchio del nostro credo in tema di educazione alla lettura di bambini e ragazzi: non posso che concludere che ancora ci crediamo. Alle storie che costruiscono mondi. Alle storie in cui perdersi. Alle storie in cui ritrovarsi.
Note
1. La trilogia di Gormenghast, reame fantastico dipinto a tinte oscure da Marvine Peake, comprende tre romanzi – Titus Groan (1946), Gormenghast (1950), Titus Alone(1959) – di cui soltanto due pubblicati in Italia: Tito di Gormenghast (1981), e Gormenghast (2005), entrambi editi da Adelphi. Si rivolgono ad un pubblico di lettori adulti. [torna al saggio]
2. Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri, 1999, trad. di Antonio Porta. [torna al saggio]
3. Mandana Sadat, Il giardino di Babai. Due racconti persiani, Jaca Book, 2004, trad. di Lion Vela e, in persiano, da T. Sadat. [torna al saggio]
4. Anne Fine, Villa Ventosa, Adelphi, 2000, trad. di Olivia Crosio. [torna al saggio]
5. Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, ill. di Helen Oxenbury, trad. di Tommaso Giglio, Fabbri, 2000, p. 33. [torna al saggio]
6.,Prima di diventare libro, il progetto Il giardino segreto. Perdersi, nascondersi, ritrovarsi: storie per diventare grandi, è stato realizzato attraverso percorsi bibliografici e filmografici e incontri per le classi della scuola primaria e secondaria di primo grado. Il progetto è stato promosso nel 2007 dal Sistema bibliotecario di Carpi, Novi, Campogalliano e Soliera e curato da Equilibri. Gli incontri con le classi sono stati condotti da Alessia Canducci, Simone Maretti, Silvia Paglioli, Tania Previdi, Vera Sighinolfi, Laura Zardi e Gabriela Zucchini. [torna al saggio]
7. Daniel Pennac, Come un romanzo, Felrinelli, 1993, p. 128. [torna al saggio]
8. E per questo resisto. Bambini e bambine in tempi di guerre, a cura di Barbara Domenichini e Emilia Ficarelli, Equilibri, 2005, p. 7. [torna al saggio]
PICCOLI E GRANDI LABORATORI DI FUTURO
di Domenico Barrilà
Il sogno di un mondo rassicurante, dove i colori, i sapori, i rischi e, soprattutto, le regole li possiamo decidere e dosare noi stessi, assommando su di noi tutte le parti della commedia o quelle che più ci aggradano. È così, per tanti, il giardino segreto.
Ma se fosse solo questo, il giardino segreto sarebbe intimamente triste e spoglio, somiglierebbe a una nicchia dove rifugiarsi, a un angolo dove rintanarsi, a una soffitta dove ritirarsi tra oggetti perduti e scatole polverose, in cerca di sorprese. Fa venire in mente, un luogo del genere, un mondo parallelo a quello che scorre con noi tutti i giorni, una pista collaterale dove saltare in corsa quando ci pare e piace.
Non sembra un granché come giardino segreto. Andarci è quasi come fuggire all’estero, in uno di paesi esotici sempre pieni di connazionali che hanno avuto la tua stessa idea. Infatti le nicchie, gli angoli, le vie di fuga, le soffitte e i mondi paralleli oramai sembrano affollati al pari della metropolitana. Ci sono plotoni di individui che rovistano incessantemente soffitte buie e polverose o che si sporgono temerari nei tronchi cavi di alberi secolari. Forse non è un bell’indizio. Quando costoro diventano troppi può significare che la realtà è poco ospitale oppure che è “eccessiva” e noi sentiamo la necessità di sfuggirle per un poco.
Niente di male, ma non può essere questo il fascino del giardino segreto. Intendo dire, non può essere tutto qui. Un nascondiglio non è affascinante, è un nascondiglio e basta, invece i giardini segreti sono luoghi dove si inventa materia pregiata per la vita propria e per quella degli altri, posti dove può succedere di tutto, pentoloni strapieni e ribollenti.
Forse pochi lo sanno, ma i giardini segreti sono posti dove regnano le finzioni, costrutti teorici labili come la carta velina che si possono gettare via senza sporcare ma, se funzionano, possono diventare ipotesi, poi teorie, infine tecnologia cioè spostamenti in avanti della realtà e benefici per tutti. Ciò significa che giardino segreto confina con il mondo concreto.
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LA MEMORIA E I LUOGHI
di Melina Marchetta
Il senso di appartenenza al paese in cui nasci e ai luoghi in cui vivi è importante per me. Compare in tutti i miei romanzi e so che l’attrazione che provo per questo tema viene dal fatto che sono nipote di emigranti. Anche se non l’ho sperimentato in prima persona, ho ereditato il senso di straniamento da loro. Ha modellato la mia vita, nel bene e nel male. Ovviamente io sono stata fortunata. Che cosa sarebbe successo se il modo di mia madre di opporsi alla nostra confusione non fosse passato attraverso la lettura? Se non avesse trasmesso questo elisir ai figli? Il senso di smarrimento sarebbe cresciuto diventando frustrazione, e poi rabbia, e poi qualcosa di peggio? E tutta quella rabbia, dove sarebbe finita?
Non ricordo un momento della mia infanzia in cui i libri non siano stati un modo per nutrirla. Loro hanno scavato dentro di me un giardino segreto, un luogo speciale che ha profondamente influenzato la mia vita adulta. Questo giardino è stato per me un luogo sicuro, dove da bambina riuscivo a dare un senso alla mia appartenenza in un mondo che troppe volte tracciava linee di separazione; un luogo che placava le mie paure e qualche volta mi faceva sentire un po’ meno sola. Le pareti del mio giardino segreto sono tappezzate di libri che mi hanno condotto a compiere i viaggi più stupefacenti, molto lontano dal mio mondo fisico. Là dentro potei viaggiare fino ai tetti verdi di Anne Shirley, alla Meryton di Elizabeth Bennett, a Netherfield Park, a Pemberley. Riuscii a scoprire il mondo dentro una poltrona dei desideri, a frequentare scuole private in paesi di clima aspro e pane tostato caldo. Eppure nonostante la distanza tra questi mondi e il mio, le storie mi offrivano familiarità. Alla fine, la condizione umana è condivisa. Fu attraverso questi protagonisti che compresi per la prima volta che coloro che sembravano così diversi da me si sentivano isolati, o possedevano un forte senso del dovere, o erano prigionieri delle regole e delle norme della cultura, proprio come me. E fu entro i confini di quel giardino che la mia prima protagonista, Josie, prese vita. Sosteneva di voler fuggire per salvarsi la vita: «Un giorno fuggirò. Fuggirò a gambe levate. Per essere libera e pensare con la mia testa». Non c’è alcun dubbio che fu ispirata alle eroine appassionate che vivevano dentro i libri del mio giardino segreto.
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NEL LABIRINTO
di Beatrice Masini
Ovviamente il libro non l’aveva letto; non sapeva nemmeno di che cosa lei stesse parlando. Ovviamente ostentò curiosità: era ancora nella fase in cui qualunque cosa lei dicesse era interessante di per sé, anche se non lo interessava affatto. Ovviamente alla sua proposta disse subito sì: in fondo era una gita, lui adorava le gite, e dall’alto dei suoi diciott’anni e delle recenti investiture che implicavano poteva portarla dove voleva, purché lei gli si aggrappasse alla schiena. Lei detestava il casco, una sofferenza inflitta alle volute dei capelli lunghissimi che ne riaffioravano, dopo la corsa, premuti e strapazzati, però le piaceva l’aria insinuata nel collo, e schiaffeggiata su quel poco di volto che restava scoperto; meno apprezzava quel senso di passività, quel doversi aggrappare, reggere a lui, affidare, forse perché senza bene saperlo di lui si fidava pochissimo.
Ma partirono. Era un venerdì di settembre, la scuola non era ancora ricominciata, erano tutti e due appena tornati dalle vacanze, belli, abbronzati, le facce lisce non ancora segnate dalle levatacce, e faceva così caldo che ignorarono i giubbotti di pelle, bastava una camicia leggera, e il senso del vento sulla pelle nuda degli avambracci era, in due parole, pura libertà. Lei aveva temuto i turisti, ma ce n’erano pochi, tedeschi; c’era un senso di disarmo, di stagione alla fine, anche se i colori erano ancora quelli pieni dell’estate. Dovettero mettersi in branco, le visite isolate o casuali non erano previste; e il guardiano, piccolo e panciuto, la faccia dimenticabile, con una camicia a mezze maniche azzurra da bigliettaio d’autobus, si affrettò a spiegare che dovevano restare insieme e non perderlo d’occhio, che sarebbe stato lui, dall’alto della sua torretta, a indicare loro la strada giusta per non perdersi.
«Che scemo. Se uno va dentro un labirinto è proprio perché si vuole perdere, no?» sussurrò lei all’orecchio di lui, che la guardò confuso e annuì con un sorriso precipitoso.
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Al Sovrintendente ai Servizi Ambientali
Gentile Signore,
Vivo in una capanna nel bosco.
Ho costruito la capanna tutta da solo.
Ho utilizzato esclusivamente materiale trovato nei cassoni dei cantieri edili, nelle discariche e nei mucchi di rifiuti.
Non può immaginare la roba che la gente butta via, la maggior parte riutilizzabile con un po’ di ingegno e di lavoro.
Ho fatto l’impalcatura della capanna con dei pali buttati via da una casa in ristrutturazione.
Tra un palo e l’altro ho fissato dei pannelli di compensato eliminati da una ditta in cui stavano allestendo nuove pareti divisorie tra gli uffici.
Ho ricoperto le pareti esterne col PVC usato dai muratori come strato di materiale isolante sotto i pavimenti di cemento. I ritagli vengono scartati , ma è semplice inchiodarli alle pareti e sovrapporli come tegole del tetto, per tenere lontana la pioggia.
Ho inchiodato altro compensato ai pali portanti per fare le pareti interne, che ho dipinto di vari colori a seconda di quel che ho potuto trovare in bidoni di vernice abbandonati.
Come decorazione ho attaccato con le puntine dei ritagli da riviste. Di quelle ne vengono gettate un mucchio nei sacchi della spazzatura domestica ogni settimana.
Mi procuro anche tante altre cose in questo modo. Ieri, per esempio, ho trovato un intero pollo precotto ancora avvolto nella carta del supermercato e non scaduto. Il giorno prima, una scatola di sardine.
E il cibo non è tutto.
Ho una bellissima bottiglia di shampoo, piena per un quarto, recuperata la scorsa settimana. E un buon paio di scarponi da trekking della mia misura esatta. Certo, un po’ usati, ma ancora pieni di vita.
[segue…]
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I CERCASENTIERI DELL’ANIMA.
Perché la poesia è una lingua giusta per gli adolescenti
di Bruno Tognolini
La poesia è la lingua dei Path Finders, dei Cercasentieri dell’anima.
L’anima è un posto immenso, una landa sconfinata e lontana: lontana anche se è vicina, anche se è qui, in noi. Comincia qui, dove siamo ora, e finisce chissà dove e chissà quando. Noi conosciamo una parte minuscola di questo nostro Impero. Siamo il Kubilai Kahn, abitiamo nella Capitale, conosciamo soltanto le sue vie, i suoi Giardini e le sue Regge. I poeti sono i nostri Marco Polo, che noi mandiamo nelle remotissime periferie del nostro Impero perché vadano e ritornino e raccontino.
Una mia vecchia filastrocca, parlando a un poeta, diceva: «Scrivi con mano, corri coi piedi / Vai nella notte e di’ quello che vedi». I poeti sono i nostri ambasciatori della notte, vanno nella notte del mondo e in quella della nostra anima, e tornano per dirci quello che hanno visto. Sempre che tornino sani, perché quei posti sono pericolosi (non a caso noi ci andiamo così poco, e senza spingerci troppo in là): spesso gli ambasciatori tornano un po’ malconci, e qualcuno ci ha rimesso anche le penne.
Naturalmente, quando tornano belli in forma (cosa che per fortuna accade il più delle volte), perché ciò che ci riferiscono sia veramente qualcosa che viene da laggiù, devono dircelo nella lingua di laggiù, la lingua dell’anima: la poesia.
[segue...]
Il mio bambino non ha dita
monco l’ho voluto
perché nessuno scriva
su lui il suo destino
Il mio bambino ha mani
e dita quante
con la falange mappa
di strade e di sentieri
aperti ad ogni passo
le tracce sono ali
Il mio bambino è
ogni bambino nato
coi pugni stretti e chiusi
a trattenere il mondo
ad aggrapparsi vivo
a proteggere un non-so
Il mio bambino è ogni
creatura senza confini
creatura di fuoco e vento
Il mio bambino è
zingaro spero lo diventi
Giusi Quarenghi
Non ti riconosco
Non ti riconosco, mi dice
e poi chiede:
Ma cosa ti succede?
Sospiro profondo.
Ma cosa le rispondo?
Se non mi trovi, cercami
in una nuvola che si trasforma
nell’onda che scappa e ritorna
nel muschio che afferra la roccia
nello strazio del fiore che sboccia.
Chiara Carminati
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