Testimonianza di una lettrice fuorilegge.
Era una giornata splendida, ma non c'era niente da fare;
alla TV non c'era niente di bello e non c'erano a casa libri che non avessi letto, così mi decisi ad andare alla biblioteca comunale.
Non ci ero mai andata prima perché mi spaventava, andavo a comprare i miei libri sempre e solo in libreria. La biblioteca era un edificio molto vecchio; dal muro grigio si scrostavano in continuazione pezzi di intonaco che ogni mattina, all'orario di apertura, il vecchio bibliotecario andava a raccogliere. Lì non ci entrava mai nessuno ormai da dieci anni, da quando si era diffusa la voce che si era creata una colonia di ratti.
L'anno precedente avevo ricevuto come regalo per mio compleanno da mia madre la tessera della biblioteca, era di un marroncino chiaro; la stavo girando e rigirando tra le dita nella tasca dei jeans, ferma davanti al palazzo sospetto.
Mi feci coraggio ed entrai nello stretto corridoio che collegava il bagno, da cui usciva un "certo" fetore, e l'entrata della biblioteca. Alla fine del corridoio, il tutto rigorosamente alla luce del sole che si infiltrava da una piccola finestrella poco più in basso dell'altissimo soffitto, arrivai alla porta di vetro a cui erano appiccicati migliaia di annunci di libri, librerie, case e perfino macchine. Mi aspettavo che, appena avessi aperto la porta, sarei stata avvolta da quella solita puzza di edifici lasciati a marcire per anni finchè qualcuno non li demolisce e ne costruisce di nuovi; invece venni travolta da un dolce profumo di lillà.
La biblioteca all'interno era ... stupefacente, le pareti immense erano di un bel colore indaco con righe azzurro cielo, coperte da migliaia di mensole verde smeraldo, colme di libri.
Mi avviai verso una parete che ospitava libri molto vecchi, senza un granello di polvere sopra, mentre nella parete a fianco c'erano solo libri nuovi, addirittura c'erano libri di cui facevano ancora la pubblicità in TV.
Così presi un libro, mi sedetti al tavolo lì vicino e lessi, lessi fino a sera quando il vecchio bibliotecario mi venne a chiamare per dirmi che la biblioteca stava chiudendo, così me ne tornai a casa.
E lì mi svegliai, perché mia mamma mi chiamava per la colazione, scesi dal letto, mangiai velocemente latte, cereali, fette biscottate e nutella, mi andai a vestire e uscii di casa per andare alla biblioteca vicino a casa.
Durante il tragitto a piedi pensai al sogno: la biblioteca che avevo sognato era proprio come poteva essere un libro, fuori vecchio e brutto, ma dentro fantastico e magico.
Fabiana Nemo, avamposto facebbok
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