Il mare c’è ma non si vede. Tra colline, campi e vigneti ci siamo noi, il nostro paese, la nostra scuola. Noi dell’Istituto comprensivo di Santadi. Noi, del Sulcis, Sardegna di Sud-Ovest. Noi, che uno alla volta diventiamo…
IO, COME…
Io, tu, noi, come dentro un oggetto,
dentro un libro, dentro un gioco.
Per raccontare e raccontarsi.
È un gioco, per raccontarsi, per svelarsi un po’. È senza nomi e cognomi: per celarsi meglio, o per giocare a scoprire chi è stato a fare cosa.
Come si gioca? Cercando un oggetto che ci rappresenti, ci assomigli e ci racconti. Un oggetto dentro cui trovarci. E poi cercando un libro, dentro cui nascondere noi e il nostro oggetto.
È un gioco, che i ragazzi di Santadi raccontano così: «alla fine eravamo tutti stupiti, c’erano delle cose vere in quelle parole che raccontavano di noi, qualcosa che forse nessuno avrebbe rivelato in altro modo: segreti, passioni, timori, verità e bugie. Cercare le parole per raccontarsi, immaginando di essere un oggetto, qualcosa a cui “stare dentro”, non è stato facile per niente. All’inizio pensavamo “scrivo due righe ed è fatta!” tanto è un gioco, poi guardandoci intorno: silenzio, pensieri che fumavano, quella parolina che mi manca, un’occhiata al vicino che ha già finito e, finalmente, abbastanza soddisfatti, si legge, si ascolta, e ci scopriamo diversi. Almeno un po’.
E poi ci sono i nostri consigli di lettura, libri che ci piacciono e in cui, un po’, riconosciamo noi e gli oggetti che ci raccontano. Insomma, io (o tu), un oggetto, un libro. Provaci, è un bel gioco!»
È un gioco, che i ragazzi di Santadi vogliono condividere con noi di FL. Con te, che oggi sei da solo; con voi, che fate avamposto: raccontateci anche voi l’oggetto dentro cui vi nascondete, il libro dentro cui vi ritrovate. Raccontatelo, scrivetelo, qui o sul sito vi ritroverete.
Io, come… una maglietta, che mi piace e non mi piace, può piacere agli altri oppure no ma l’importante è comunque restare sempre me stesso.
Milo ha tredici anni, sensibili labbra carnose (manco le avesse punte un’ape, ecco), scintillanti occhi verdi (Proprio come mia mamma, ecco) e folte sopracciglia aggrottate (Va’ a sapere da chi le ho prese, ecco). È tarchiato, con pugni robusti, e indossa jeans, scarpe da ginnastica, maglietta e bomber argentato.
è Caccia al feroce Iellagel, di Piliph Ridley, Mondadori
Io, come… una stella che illumina la notte e prima o poi si spegne… oppure no.
L’eco della sua risata illumina ogni giorno il mio risveglio, e di notte sento che non sono soltanto le stelle a guardarmi.
è Stargirl, di Jerry Spinelli, Mondadori
Io, come… una ruota di scorta che serve solo quando la ruota a cui si vuole bene è bucata e non si ha nessun altro.
Lisa ha undici anni, io sedici. Quand’è nata avevo cinque anni. Ero sempre stata La Piccola di casa, e fu duro scoprire che in una casa non c’è posto per due Piccole. Da quel giorno Lisa diventò La Piccola, ma non capivo più cos’era Ursula.
è Bruttona & Lingua Lunga, di Joyce Carol Oates, Mondadori
Io, come… una valigia piena di sentimenti ma anche molto piena di delusioni. Va attraverso gli aeroporti come la vita va tra i bei momenti e le molte delusioni. Ogni tanto viene svuotata come viene svuotato il cuore per essere riempito di nuovo.
Mi sta venendo un’idea: Mi succede sempre così. C’è chi va in cerca di idee quasi fossero d’oro o il passaggio a nord-ovest. Io no. A me l’idea mi punge, come un insetto. È l’idea che trova me. Quest’idea qui è passata svolazzando sulla superficie del mio cervello, un moscerino che non si vuole posare. Qui c’è qualcuno che deve andare a casa. Io posso… noi possiamo… chissà che…
è La strada per Schenectady, di Richard Scrimger, edizioni e/o
Io, come… un pallone da basket che rimbalza per la felicità e fa canestro. Che sgonfio ha perso la sua vitalità e la noia e a volte la rabbia hanno il sopravvento.
Ti giri e inciampi e la palla balza via. Adesso vola all’indietro, all’altezza della vita, nella direzione opposta, e tu ti giri e bestemmi e caracolli giù per il campo.
è Tiri in rete, di Rich Wallace, Bompiani
Io, come… una porta che si apre spesso e si richiude quando altri la chiudono. È grandissima e permette di entrare in una stanza dove c’è sempre qualcosa per chi passa.
Coraline si fermò ad ascoltare. Sapeva che stava facendo qualcosa di proibito, così tese l’orecchio per sentire se sua madre stesse tornando, ma non sentì nulla. Poi mise la mano sulla maniglia e la girò: e finalmente la porta si aprì.
è Coraline, di Neil Gaiman, Mondadori
Io, come… che cosa potrei essere? Io che sono una personalità instabile? Che sono a volte bella e a volte brutta? Io che sono a volte dolce e schiva, a volte felice e poi triste? Forse io sono come… il vetro. Nessuno sa cosa c’è dentro di me. Posso rappresentare il fasto e l’opulenza di chi vuole farsi vedere e se mi usano con troppa forza mi spezzo. Sono impenetrabile, non rivelo le cose che sono dentro di me, rifletto soltanto.
M’infilo nel letto vestita. Nel penoso dormiveglia provo una gran compassione per me stessa, incapace di vivere e di morire. Sento le lacrime scorrere sulla faccia e perdersi dietro, sul cuscino, ma ho troppo sonno per asciugarmele.
è Generazione confusa, di Tanuja Desai Hidier, Mondadori
Io, come… un libro fuori uguale a tutti gli altri, silenzioso e misterioso. Al primo sguardo può non piacere a nessuno ma verso la metà del libro la passione ha il sopravvento per le storie che racchiude. Ci si può fermare a metà o alle prime pagine o chiudere il libro. Un libro non cambia, non può ma se si arriva alla fine ti lascia qualcosa che puoi ritrovare quando desideri riaprendolo.
Procedeva per le strade allontanandosi da casa. L’alba gli sorgeva intorno. Lasciò che ronzinante scegliesse la direzione. A volte i cavalieri nei libri fanno così, perché siano le avventure a trovarli a loro piacimento.
è Il racconto di Don Chisciotte, di Barbara Nichol, edizioni e/o
Io, come… un muro impenetrabile, con tante crepe che però con il tempo o si rimarginano o si aprono di più, dipende da chi vuole amarmi.
Sono una donna e ne sono piuttosto fiera, anche se in fondo non mi serve a granché. Tutti i mutamenti del mio corpo significano, credo, che dovrei farmi coinvolgere in un rapporto di qualche tipo con… be’, con un uomo. Ma io sono dietro il muro e mi guardo bene dall’uscirne. E, grazie al cielo, nessun uomo viene mai dietro il muro.
Perciò a che mi serve essere una donna?
è Un’ombra oltre il muro, di Patrice Kindl, Mondadori
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