Libri e scrittori, sull’isola, per fare festa. L’avamposto di Santadi va al festival. E fa domande Un tale mi venne a domandare: quante fragole crescono in mare? E io gli ho risposto con la mia testa: quante sardine nella foresta.
Cominciamo come? Con la filastrocca di Gianni Rodari che ha dato il titolo al festival che Cagliari ha dedicato ai libri per ragazzi, dal 13 al 15 ottobre. Ad inventare il tutto, la libreria Tuttestorie, e il Centro Regionale Documentazione Biblioteche per Ragazzi della Provincia di Cagliari (tutte e due su FL_3). E poi Bruno Tognolini e Vittoria Negro, entrambi ben conosciuti dalle parti di FL. Arrivano i nostri? Arrivano e siamo noi, l’avamposto di Santadi “su mellusu de su peusu”, cioè il meglio del peggio (FL_4). Siamo in missione a Cagliari per raccontare tre giorni di storie, domande, figure, incontri con autori, illustratori, poeti e, soprattutto, lettori di tutte le misure! Arriviamo al centro Exmà: prima era un mattatoio, oggi ci sono fragole e sardine appese un po’ ovunque, per ricordare la filastrocca/titolo di Rodari. E anche per ricordare le domande.
Il mare c’è ma non si vede. Tra colline, campi e vigneti ci siamo noi, il nostro paese, la nostra scuola. Noi dell’Istituto comprensivo di Santadi. Noi, del Sulcis, Sardegna di Sud-Ovest. Noi, che uno alla volta diventiamo…
IO, COME… Io, tu, noi, come dentro un oggetto, dentro un libro, dentro un gioco. Per raccontare e raccontarsi.
È un gioco, per raccontarsi, per svelarsi un po’. È senza nomi e cognomi: per celarsi meglio, o per giocare a scoprire chi è stato a fare cosa. Come si gioca? Cercando un oggetto che ci rappresenti, ci assomigli e ci racconti. Un oggetto dentro cui trovarci. E poi cercando un libro, dentro cui nascondere noi e il nostro oggetto. È un gioco, che i ragazzi di Santadi raccontano così: «alla fine eravamo tutti stupiti, c’erano delle cose vere in quelle parole che raccontavano di noi, qualcosa che forse nessuno avrebbe rivelato in altro modo: segreti, passioni, timori, verità e bugie. Cercare le parole per raccontarsi, immaginando di essere un oggetto, qualcosa a cui “stare dentro”, non è stato facile per niente. All’inizio pensavamo “scrivo due righe ed è fatta!” tanto è un gioco, poi guardandoci intorno: silenzio, pensieri che fumavano, quella parolina che mi manca, un’occhiata al vicino che ha già finito e, finalmente, abbastanza soddisfatti, si legge, si ascolta, e ci scopriamo diversi. Almeno un po’. E poi ci sono i nostri consigli di lettura, libri che ci piacciono e in cui, un po’, riconosciamo noi e gli oggetti che ci raccontano. Insomma, io (o tu), un oggetto, un libro. Provaci, è un bel gioco!» È un gioco, che i ragazzi di Santadi vogliono condividere con noi di FL. Con te, che oggi sei da solo; con voi, che fate avamposto: raccontateci anche voi l’oggetto dentro cui vi nascondete, il libro dentro cui vi ritrovate. Raccontatelo, scrivetelo, qui o sul sito vi ritroverete.