Un bambino - forse aveva otto anni? - venne trovato lungo un fiume da un altro ragazzo, Uri che lo portò con sé dai suoi amici. All’inizio lo prendevano in giro perché era piccolo e forse anche ebreo, ma lo erano anche loro.
Poi con Uri un giorno per strada Misha vide i carri armati e tanti uomini in fila con alti stivali e disse che anche lui avrebbe voluto diventare uno “Stivalone”. Un giorno Misha, che viveva rubando, vide nel cortile di una casa dei pomodori e una bambina che lo guardava. Le chiese se era ebrea e lei rispose di sì, allora le lasciò un po’ di pane e scappò via. Tornato nella stalla dove vivevano, lo raccontò a Uri, che gli raccontò chi fosse veramente: era uno zingaro, aveva cinque fratelli e sette sorelle, una giumenta pezzata e naturalmente anche un padre e una madre e si chiamava Misha Pilsudski. Purtroppo cominciò a girare voce che un certo herr Himmler voleva rinchiudere gli ebrei nel ghetto, e questo davvero accadde. Sulla strada per il ghetto Misha incontrò nuovamente la bambina del cortile, Janina. Di notte, Janina e Misha andavano a rubare un po' di cibo e lo portavano ai genitori di Janina, sempre felici di mettere qualcosa sotto i denti. Ma un brutto giorno arrivarono i treni, la gente raccontava che portavano a dei villaggi ad Est, perché i tedeschi si erano stancati di avere gli ebrei in città. Un vecchio invece diceva che portavano ai forni, a celle come pollai di galline, e che lì uccidevano gli ebrei. Un giorno, gli Stivaloni catturarono Janina e la misero su un carro insieme ad altri ebrei, Misha rimase fuori, cercava di salire per seguire Janina, ma uno Stivalone lo colpì alla testa e lui svenne. La inseguì a piedi per giorni, finché non trovò una fattoria. I contadini lo catturarono e lo costrinsero a lavorare per loro. Rimase lì per tre anni, fino a quando la guerra non finì. Misha non trovò più nessuno dei suoi amici, ma trovò una moglie, diventò prima padre e poi nonno.
Da qualche parte dall’altra parte un cane abbaiò, un fischietto trillò. Pensai agli altri ragazzi. Mi augurai che fossero al sicuro. Qualcosa si mosse lungo il muro. Intravidi uno scintillio argenteo. Stava arrivando una ronda. Infilai il mio sacco nel varco e mi affrettai a seguirlo. La trovai poco dopo. Era a un angolo, immobile: neanche tentava di nascondersi,e il sacco era a terra accanto a lei. Non volevo chiamarla. Mi avvicinai in silenzio alle sue spalle. Non si mosse. Sembrava fissare qualcosa. Qualcosa in alto. E poi lo vidi anch’io. Un corpo penzolava da un lampione la cui luce aveva smesso di brillare da un pezzo. Un impiccato. Lì per lì mi chiesi perché si fosse fermata. Non era il primo che vedeva. La morte ci era familiare come la vita. Perfino coloro che ancora respiravano, che ancora camminavano… perfino loro sembravano aspettare soltanto che qualcuno li informasse che erano morti. Allora perché avevo il cuore in gola? Perché il corpo - lo vedevo bene ora che mi ero fermato davanti a lei-aveva soltanto un braccio. Era il corpo di un ragazzo. Era Olek. Un cartello gli dondolava sul petto. Alla luce della luna era facile vedere le parole, ma io non sapevo leggere. Stesa sul terreno, anche la sua ombra oscillava.
Questo libro mi è piaciuto molto, perché parla di una storia vera. All’inizio mi sembrava un po’ noioso, ma andando avanti a leggere ho capito che era molto bello.
Lo consiglio a chi piace leggere, ai ragazzi che amano le storie realmente accadute e le storie in cui i ragazzi sono i protagonisti; non lo consiglio invece a chi vuole un libro divertente.
Misha corre, di Jerry Spinelli, Mondadori
Letto per Fuorilegge da Claudio, Avamposto Marchetti Senigallia
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