Piccolo quanto? Piccolo Pollicino. Ma grande!
A Piacenza Pollicino non si perde nel fitto degli alberi ma in una foresta di libri.
A Piacenza Pollicino è un avamposto di lettura (un altro!) nato da poco e composto dalle ragazze e dai ragazzi della classe I A della scuola secondaria di primo grado “Italo Calvino”, sede di via Strabella, che lì tutti conoscono come “la Genocchi” (semplice, no?). E dato che sono appena arrivati, come si conviene ai neo_fuorilegge, prima si presentano e poi ci raccontano quel che hanno letto sotto la guida illuminata di Maria Cristina Roccabianca, l’insegnate che li scorta a leggere.
Cominciamo dal nome_POLLICINO: perché?
Perché siamo PICCOLI? NO!
Perché è meglio leggere libri PICCOLI? NO!
Ma allora perché?
Per molti perché.
• Perché siamo primini, entrati quest’anno nella scuola media.
• Perché a molti di noi non piace leggere, ma ad altrettanti si illuminano gli occhi alla parola “libro”.
• Perché è bello iniziare un nuovo cammino tutti insieme.
• Perché qualcuno ha sparso o seminato per noi briciole di libri di cui abbiamo trovato tracce qui, nella nostra nuova scuola “Italo Calvino”, sede di via Strabella. I ragazzi che ci hanno preceduto, i nostri colleghi ormai alle scuole superiori, avevano formato l’avamposto Don Chisciotte e ci hanno incuriosito con le loro recensioni e con la scelta delle pagine più significative dei libri letti.
• Perché non avevamo mai pensato che un libro potesse avere un’anima, che fosse cioè in grado di farci sognare, viaggiare, scoprire, conoscere, riflettere, gioire, soffrire, provare emozioni.
• Perché vogliamo crescere e pensiamo che anche i libri possano esserci di aiuto.
E allora perché, come tanti Pollicino, non provare noi a seguire queste tracce e a seminare un po’ di briciole di lettura? Detto e fatto: eccovi il primo raccolto della nostra semina…
Rosita _Vi piacciono i racconti che vi trasformano in veri detective? Allora leggete le stravaganti avventure della famiglia Starbuck e delle due coppie di gemelli che, dopo essersi trasferiti da Washington a Londra, affrontano una nuova vita. I fratelli Liberty e July sono entusiasti di andare a vivere nelle capitale inglese, perché i romanzi dell’investigatore Sherlock Holmes sono ambientati proprio lì. All’improvviso sentono strani echi, vedono presenze di spiriti, ombre che si muovono… Ecco, è apparso! Per scoprire cosa è successo alla coppia di gemelli, leggete il libro!
è Il fantasma di Sherlock Holmes, di Kathryn Lasky, Mondadori
Arianna_Il libro Sei la mia migliore amica ma ti odio si è rivelato del tutto diverso da come me lo aspettavo. Credevo i trovarmi davanti ad una storia di amiche litigiose, invece si tratta di un manuale di consigli per andare d’accordo con gli amici che mi ha fatto riflettere e mi ha dato degli spunti per migliorare il mio comportamento. Un libro davvero prezioso!
è Sei la mia migliore amica ma ti odio, di Rosie Rushton, Mondadori
Corrado _Se un giorno dovessi affrontare un’avventura in cui il lieto fine non è del tutto scontato, avresti comunque il coraggio di aiutare un amico in difficoltà, di affrontare insidie e pericoli che ti fanno vivere come in un incubo? Peggy Sue è l’eroina di questa storia, pensi di poterla accompagnare nelle sue avventure?
Peggy Sue tossì, soffocata dalla polvere sollevata da ogni minimo gesto. L’atmosfera all’interno della cripta era quella di una cantina. (…) Di colpo cedette a un principio di panico ed ebbe paura di non riuscire più a ritrovare la scala. (…) Non era lì che avrebbero scoperto la chiave dell’enigma.
è Peggy Sue, di Serge Brussolo, Fanucci Editore, p. 159
Ilenia_Harvey Swick si sente “inghiottito dalla noia“ della vita di tutti i giorni. A salvarlo arriva Rictus che sostiene di conoscere un posto speciale. Harvey lo segue alla “casa delle vacanze” ma la sua esperienza rischia di essere molto, molto pericolosa, tanto da fargli rimpiangere la vita normale e anche la scuola!
Entrambi si voltarono nello stesso momento e Harvey lanciò un grido di gioia vedendo che tutti i lutti e gli orrori della Casa non erano stati vani. Il premio era davanti a lui: sua madre e suo padre erano proprio come li aveva lasciati prima che Rictus fosse venuto a cercarlo.
è La casa delle vacanze, di Clive Barker, Rizzoli, p. 184
Goran_Leggendo il libro ho desiderato di fare parte del “Cantina Club“ un gruppo di ragazzi che, dopo aver scoperto il progetto di uno strano professore, che vuole costruire una macchina per analizzare la mente di ogni bambino, tenta in tutti i modi di impedirlo. Tu che faresti in questo caso? Leggi il libro e … benvenuto nel Club!
è Occhio al professore, di Christine Nostlinger, Giunti
Davide_Durante la lettura il fatto di sapere che l’amico Jehoshua è in realtà Gesù, mi ha fatto provare molte emozioni. Il protagonista è Joachin, un tredicenne che vuole liberare la sua amata Sara, una schiava. L’amore di Joachin per Sara è una protesta contro i pregiudizi di quel tempo. È un libro suggestivo per le accurate descrizioni di luoghi, ambienti e tradizioni. Ad esempio mi ha colpito il fatto che a tredici anni i ragazzi ebrei vengano considerati adulti.
La mia principessa nera non sarà più schiava, perché verranno altri tempi in Israele, e allora ognuno avrà una casa dove vivere, una terra da coltivare e nessuno sarà più schiavo.
è Il segreto dello scrigno, di Alberto Melis, Piemme Junior, p.184
Denise _I libri sulla guerra sono davvero tristi, specie se i protagonisti sono bambini e mi sembra impossibile che le cose raccontate siano accadute. Mi chiedo cosa avrei fatto io se mi fossi trovata nelle condizioni di Srulik e mi sento molto fortunata perché vivo libera.
Il soldato rise, baciò la foto e disse con orgoglio: “La mia famiglia! Dov’è la tua famiglia?“. Jurek provò a parlare tedesco, mischiando yiddish e polacco. “Siamo cinque, tre maschi e due femmine. Forse sono tutti morti: Ho visto uccidere mio padre in un campo… Non so …” Il soldato annuì tristemente. “Maledetta guerra“ disse. Ho l’ordine di catturare un bambino ebreo biondo senza un braccio. Ma che cos’è un bambino ebreo biondo senza un braccio? Un bambino.
è Corri ragazzo corri, di Uri Orlev, Salani, p. 126
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