Festa di San Valentino, 14 febbraio 2012
A gennaio c’eravamo dati appuntamento per l’avamposto di lettura proprio il 14 febbraio, San Valentino.
Approfittando dell’occasione abbiamo deciso di scambiarci frasi d’amore da un libro letto. A qualcuno sono venute in mente anche poesie e canzoni. Eccole:
Viola si buttò sul cinghiale. – Ci hai portato altre donne?
Lui esitò. E Viola: - Se non ce ne hai portate sei un uomo da nulla
- Si… Qualcuna…
Si prese uno schiaffo in faccia a piena palma. – Così m’aspettavi?
Cosimo si passava la mano sulla guancia rossa e non sapeva cosa dire; ma lei già pareva tornata ben disposta: - E com’erano? Dimmi: com’erano?
- Non come te, Viola, non come te…
- Cosa sai di come sono io, eh, cosa sai?
S’era fatta dolce, e Cosimo a questi passaggi repentini non finiva di stupirsi. Le venne vicino. Viola era d’oro e miele.
- Di’…
- Di’…
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così.
letto da Vera, Il Barone Rampante di Italo Calvino
Il dolce galoppo di Cilla e Wapi fu l’unica musica della Foresta di Samhar. I due Pirossi zampettavano senza emettere un solo strillo. In groppa c’erano Morga e Yhari. Giunti alla grande Quercus Alba dove si erano incontrati la prima volta, scesero dagli struzzi e salirono sui rami nodosi.
Yhari mise un braccio intorno alle spalle della ragazzina e guardò lontano: l’Oceano Orhànto era coperto da blocchi di ghiaccio che riflettevano la luce lunare.
- Cosa faremo adesso? - chiese girandosi verso Morga.
- Lotteremo e troveremo le due chiavi che mancano. I Fhar devono essere annientati. L’ho promesso a mia madre. È il mio destino ascoltare il vento e cambiare le cose. – rispose senza staccare lo sguardo dall’oceano.
- Ce la farai. Ce la faremo. – Yhari la strinse forte.
- Con al fianco te, mio padre, Eremia e gli altri amici non posso avere paura di nulla. Odio questo pianeta. Odio questo cielo così tetro e nero. Odio quell’acqua morta ed immobile. Odio perché amo. -
- Yhari prese il viso della ragazzina che adorava a la baciò trasmettendo tutto il sentimento che scorreva nel suo sangue che diventava sempre più umano.
letto da Eleonora, Morga. La maga del vento di Moony Witcher
Non ci capivo niente. L’amore mi è parsa una cosa piuttosto complicata una specie di labirinto nel quale ci si perde in fretta mentre si cerca di scoprire dove si è cacciato l’altro.
Le sue labbra si sono incollate alle mie, avevano un sapore salato. Siamo rimasti saldati, abbracciati, a ridere e piangere insieme, senza sapere perché avevamo aspettato tanto per baciarci. E dire che quel giorno non era di sicuro il migliore.
letto da Vera, Be safe di Xavier Laurent Petit
Erano tutti sul punto di piangere. Louis si era creato il suo posto da Maïté Coiffure. Sarebbe mancato a tutti.
- Allora, io vado – mormorò Louis. – Passerò a portare la relazione sullo stage -.
Appoggiò la mano sulla maniglia della porta. Parla, Luois. Adesso.
- Magari potrei venire ad aiutare il mercoledì? – disse guardando verso la strada.
- Ah, sì super – annuì Garance. – Dividiamo le mance -.
La porta si mise a suonare. Louis si girò verso la signora Maïté.
- Magari posso venire anche il sabato? -
- Vieni quando vuoi – gli disse la titolare.
E all’improvviso, le lacrime sgorgarono dai suoi occhi. Louis distolse lo sguardo. Spalancò la porta e si allontanò di corsa. Innamorato. Era innamorato. Di Garance, Clara, Fifi e della signora Maïté. Innamorato di Maïté Coiffure. Si ripeteva “vieni quando vuoi”, “vieni quando vuoi” e quel “tu” sottinteso risuonava armonico nella sua testa.
letto da Davide, Nodi al pettine di Marie-Aude Murail
Ogni caso
Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.
letta da Eleonora, Ogni caso di Wislawa Szymborska
Bella,
che ci importa del mondo
verremo perdonati te lo dico io
da un bacio sulla bocca un giorno o l'altro.
Ti sembra tutto visto tutto già fatto
tutto quell'avvenire già avvenuto
scritto, corretto e interpretato
da altri meglio che da te.
Bella,
non ho mica vent'anni
ne ho molti di meno
e questo vuol dire (capirai)
responsabilità
perciò…
Volami addosso se questo è un valzer
volami addosso qualunque cosa sia
abbraccia la mia giacca sotto il glicine
e fammi correre
inciampa piuttosto che tacere
e domanda piuttosto che aspettare.
Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.
Mi vedi pulito pettinato
ho proprio l'aria di un campo rifiorito
e tu sei il genio scaltro della bellezza
che il tempo non sfiora
ah, eccolo il quadro dei due vecchi pazzi
sul ciglio del prato di cicale
con l'orchestra che suona fili d'erba
e fisarmoniche
(ti dico).
Bella,
che ci importa del mondo.
Stancami
e parlami
abbracciami
fruga dentro le mie tasche
poi perdonami
sorridi
guarda questo tempo
che arriva con te
guarda quanto tempo
arriva con te.
proposta da Fabio, Il bacio sulla bocca di Ivano Fossati
ascoltala su you tube
E' lui che torna a casa sbronzo quasi tutte le sere
e quel silenzio tra noi due che sembra non finire,
quando lo svesto. lo rivesto e poi lo metto a letto,
e quelle lettere che scrive e poi non sa spedirmi...
forse lasciarlo sulle scale è un modo di salvarmi
E tu che hai preso in mano
il filo del mio treno di legno,
che per essere più grande avevo dato in pegno:
e ti ho baciato sul sorriso per non farti male,
e ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti:
Forse non lo sai ma pure questo è amore.
E l'alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele
e una ragazza bionda forse gli voleva dire
che l'uomo è grande, l'uomo è vivo,
l'uomo non è guerra;
ma i generali gli rispondono che l'uomo è vino,
combatte bene e muore meglio
solo quando è pieno.
E il primo disse "Ah sì,
non vuoi comprare il nostro giornale?!"
e gli altri "Lo teniamo fermo tanto per parlare"
ed io pensai - ora gli dico "Sono anch'io fascista" -
ma ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa
la mia paura non bastava a farmi dire basta.
Forse non lo sai ma pure questo è amore
Ed il più grande
conquistò nazione dopo nazione,
e quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
perché più in là
non si poteva conquistare niente:
e tanta strada per vedere un sole disperato,
e sempre uguale e sempre
Bello l'eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave,
ha più ferite che battaglie, e lui ce l'ha la chiave,
Ha crocefissi e falci in pugno e bla bla bla fratelli,
ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio,
io che non parto e sto a guardarti
e che rimango sveglio.
Forse non lo sai ma pure questo è amore.
proposta da Fabio, Stranamore di Roberto Vecchioni
ascoltala su you tube
“Collezioni sassi?”
“è il mio carro della felicità. Lo si potrebbe chiamare anche carro dell’infelicità, ma nell’altro modo mi piace di più.
“Ossia?”
“Indica come mi sento. Quando qualcosa mi rende felice, metto un sassolino nel carro. Se sono infelice, lo tolgo. In tutto, ci sono venti sassolini.”
Ne contai tre sullo scaffale. “Allora nel carro ce ne sono diciassette, giusto?”
“Giusto”
“Significa che sei molto felice?”
“Giusto di nuovo”
“Qual è stato il massimo di sassi nel carro?”
Mi rivolse un sorriso malizioso. “Lo stai guardando”.
letto da Rosangela, Stargirl di Jerry Spinelli
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