Questi sono alcuni degli aneddoti che ha raccontato.
Come Macchiavelli si pagava il cinema da ragazzo
Le prime cose che Loriano scrisse furono dei raccontini “piccanti” che produceva con l’aiuto della carta carbone e la macchina da scrivere in sei copie e che vendeva a 5 lire a copia ai compagni della sua scuola. Questi raccontini erano molto ricercati e grazie al guadagno che ne ricavava Loriano si pagava il cinema. Adesso allo scrittore piacerebbe rileggere quei raccontini, ma purtroppo non è più riuscito a trovarli (probabilmente perché i ragazzi se ne sbarazzavano dopo averli letti, allo scopo di non farli finire nelle mani dei genitori, visti gli argomenti…!).
Come Macchiavelli ha imparato a conoscere la città di Bologna
Loriano proveniva da un paesino di montagna e quando arrivò a Bologna assieme alla sua famiglia, da ragazzo, veniva preso in giro dai coetanei per la sua provenienza e la cadenza dialettale con cui parlava. Tra i vari dispetti che gli facevano capitava che lo “abbandonassero” in posti della città a lui sconosciuti. Così, costretto ad impegnarsi per tornare a casa, imparò a muoversi per la città meglio dei suoi compagni. In uno di questi suoi tentativi di ritorno a casa trovò sul suo cammino un violino accanto a una macchina da scrivere. Decise di portarsi a casa la macchina da scrivere. Loriano sostiene che questa macchina da scrivere abbia cambiato il corso della sua vita. Se avesse portato a casa il violino sarebbe diventato un cantautore, forse?
Nascita del primo libro di Macchiavelli
Un giorno, durante una vacanza al mare, la moglie di Loriano, assidua lettrice, terminò le letture che si era portata dietro e Macchiavelli le propose un patto: avrebbe scritto per lei un capitolo al giorno di un romanzo, in cambio del fatto che lei lo lasciasse scrivere a casa durante il giorno piuttosto che costringerlo al mare, luogo che lui odia. Da questo patto nacque il suo primo libro. La moglie lo apprezzò molto e desiderò inviarne una copia ad un concorso per scrittori esordienti (all’insaputa del marito).
Un giorno Loriano ricevette una telefonata:
-«Pronto, chi parla?»-
-«Buongiorno. Sono Enzo Tortora »-
-«Si, e io sono Alessandro Manzoni!»-
Dopo essersi chiariti Loriano scoprì di stare parlando davvero con Enzo Tortora, di avere partecipato ad un concorso di letteratura, di essersi classificato tra i primi posti e di dovere recarsi il giorno successivo per ritirare un premio e scoprire come si era classificato con precisione.
Dopo pochi giorni ricevette la chiamata di un editore che si proponeva di pubblicare il suo romanzo e chiedeva allo scrittore di recarsi presso la casa editrice per discutere dei particolari.
L’editore chiese a Macchiavelli di cambiare il cognome del suo protagonista che in quel momento era Santi Antonio perché già usato in un altro romanzo.
Il nome fu cambiato in Sarti Antonio, cosa che costò allo scrittore due ore di raschiatura della parte finale della N per mutarla in R, operazione portata a termine, seduta stante, presso la casa editrice con l’ausilio di una lametta.
Così il suo primo giallo fu pubblicato.
Notorietà eccessiva di Sarti Antonio
Arrivò un momento in cui Sarti Antonio fu più famoso del suo ideatore al punto che, se lo scrittore veniva presentato come Loriano Macchiavelli riceveva un tiepido saluto, ma se veniva presentato come lo scrittore dei libri di Sarti Antonio veniva accolto con grande entusiasmo.
Fu per questo che decise “la morte” del suo protagonista (non gli sembrava bello essere meno famoso della sua invenzione).
La delusione che suscitò questa sua decisione da parte del suo pubblico di lettori lo costrinse a fare “resuscitare” Sarti Antonio. Alla riapparizione di Sarti (all’interno del romanzo) il suo collega di lavoro si meraviglia, naturalmente, e Sarti risponde: - «E’ una lunga storia, te ne parlerò» -. Da allora Macchiavelli ha sperato che nessun lettore reclamasse la spiegazione. Poiché ciò non è accaduto la spiegazione non è ancora mai stata data.
Finzione e realtà
Sarti Antonio è diventato anche il protagonista di una serie televisiva naturalmente tratta dai romanzi di Macchiavelli, questo mentre ancora lo scrittore continuava a narrarne le gesta, cosa che a volte lo metteva in imbarazzo perché, nell’attribuirgli dei comportamenti o delle avventure si chiedeva se l’attore che lo impersonificava sarebbe stato in grado di imitarlo nel film, visto il suo fisico poco prestante (per esempio Loriano si chiedeva:-«Ma se faccio saltare la staccionata a Sarti Antonio, poi Cavina riuscirà a saltarla davvero nel film?».)
Omicidio
Nel palazzo di Macchiavelli avvenne un giorno un tragico omicidio (una persona venne trovata morta legata ad una sedia con un sacchetto di plastica attorno al viso). La polizia fece il giro del palazzo interrogando tutti e così bussò anche alla porta di Loriano. Fece qualche domanda e poi chiese a Macchiavelli se avesse idea di chi potesse essere l’assassino. Loriano rispose loro che scriveva gialli, non li risolveva.
Guccini
Come saprete Loriano ha scritto il suo ultimo libro assieme a Francesco Guccini. Il cantautore gli aveva proposto di incontrarsi una sera all’osteria per discutere del progetto del libro ma dopo un po’ di conversazione in osteria Loriano si era lamentato di non riuscire a concentrarsi in quella confusione proponendo un incontro a casa dell’uno o dell’altro. Guccini lo convocò dunque per il giorno successivo alle dieci a casa sua. Macchiavelli, il mattino dopo, si presentò a casa del cantante, suonò il campanello ma nessuno gli rispondeva. Dopo molta insistenza uscì finalmente la testa di Guccini dalla finestra che, pieno di disapprovazione, gli urlò: -«Scemo! Non le dieci di mattina, le dieci di sera!»-.
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